India - parte III

da | 23 Dic 2020 | Namastè | 5 commenti

Sikh India

Chiamatelo tour, chiamatelo viaggio, chiamatela semplicemente India.

Auguro a chiunque di non riuscire a prender sonno la notte per l’eccitazione provata al solo pensiero di quello che lo aspetta il giorno dopo. Oggi è il grande giorno. Oggi ci incontreremo. La strada per Agra è lunga e le ore di sonno alle spalle poche, molto poche. Ma poi arriviamo. Prima visita al Forte della città. Un altro labirintico e maestoso Palazzo, antica dimora del Sultano. Qui il suo stesso figlio lo rinchiuse in una piccola parte della Fortezza, costringerlo alla prigionia.. solo da lontano poteva godere di quello che sicuramente era e resta il simbolo dell’amore per eccellenza, fatto da lui costruire per custodire la tomba della moglie defunta: sua maestà, il Taj Mahal. Ed eccolo lì, pian piano lo intravedo dal portale che conduce ai giardini. In tutta la sua magnificenza, tanto bianco da abbagliare, tanto imponente da lasciare senza fiato. Mi emoziono. Ne ero certa. Da quando ero piccina e la mia principessa preferita era Jasmine, da quando l’India divenne un sogno.. da sempre io immagino di trovarmi qui.

Nonostante il numero smisurato di volte che l’ho visualizzato nella mia mente, ho desiderato essergli così vicino, ho sorriso pensando alla sua storia.. non sono in grado di dire ne fare nulla, ora che è qui davanti a me! Sapevo che un giorno ti avrei incontrato. E sapevo che non mi avresti delusa. Grazie per quello che hai rappresentato per me in tutti questi anni.. ma grazie soprattutto perché sei esattamente come ti ho sempre sognato.

Varanasi.

Varanasi. Tutto quello che ho visto fino ad ora, tutte le considerazioni fatte, hanno in un istante perso ogni credibilità. È bastato salire sui tuk tuk ed entrare in città per rendermi conto che fino ad ora questo viaggio è stato relax, pulizia, lusso.. le prime ore trascorse qui hanno rimesso in discussione tutto quello che credevo di aver compreso riguardo a questa terra. Superato lo shock iniziale della povertà e del degrado che vivono in queste strade, saliamo a bordo di una barchetta sulle rive del Gange. Siamo diretti al ghat, palafitta sulla sponda del fiume dove vengono accese le pire funerarie. Veri e propri falò umani. Cremazioni a cielo aperto. Straziante. Rientriamo e a riva inizia come ogni sera la cerimonia sacra indù. Centinaia di persone attorno ai santoni pregano, cantano, offrono monete in cambio di una benedizione. Purtroppo mille parole e racconti non potrebbero rendere l’idea di quello che si è costretti a vivere qui in mezzo. Ad ogni metro un malato, uno storpio, una cagnetta che allatta i suoi piccoli tra i carretti e le auto in corsa, bambini scalzi messi ad elemosinare dai loro genitori, anziani sporchi e maleodoranti che frugano nella pattumiera e ti toccano nella speranza di essere visti ed aiutati. Con naso e bocca coperti dalla sciarpa, unico modo per respirare senza intossicarsi dai gas di auto e tuk tuk, non riesco a pensare ne a dire nulla. Mi guardo intorno e prego perché l’umanità da queste parti riprenda consapevolezza di una qualche dignità. Gli Dei tanto pregati e onorati devono essersi dimenticati di questo posto. Non trovo altra spiegazione a tutta questa sofferenza. Domani mattina all’alba saremo di nuovo qui per assistere ai bagni di purificazione dei fedeli nelle acque di Madre Gange. Mi auguro di poter scorgere qualcosa di più rassicurante, meno delirante e atroce, di quello che ho provato oggi. Gange, che le tue acque tanto sacre a questa gente possano portar loro un briciolo di senno, e a me almeno un po’ della loro pace interiore. Questo è l’inferno!

L’alba sul Gange.

Varanasi. Come speravo l’alba sul Gange mi ha donato un po’ della pace persa ieri tra la povertà e la tragedia delle strade cittadine. Ho ritrovato lo spirito dell’India, quello più profondo..! Decine di fedeli si immergono nelle acque del fiume sacro e offrono a lui il fuoco. Al sole offrono l’acqua. Sulle stesse rive le pire continuano a bruciare.. nei vicoli gli uomini in lutto per la perdita di un familiare si fanno rasare il capo, altri benedicono le ceneri prima di disperderle nelle acque sacre. L’impatto è forte, si tocca con mano la sofferenza. Ma parallelamente si percepisce come la morte qui venga vissuta con più consapevolezza e meno dolore. È un passaggio, inevitabile.. semplicemente lo si accetta. Nessuno piange ne si dispera.. si intonano inni sacri e si lanciano sulle pire radici e polveri naturali in onore del defunto.
Dopo queste prime ore, mistiche e commoventi, ci rituffiamo nel fiume di gente, tra rickshaw, motorini e vacche, per raggiungere uno dei templi sacri della città. Al termine della visita veniamo assaliti da un gruppo di pellegrini arrivati qui da Mumbai. Ci chiedono foto e in segno di assoluto rispetto, come d’uso in India, si inchinano e fanno gesto di baciare i nostri piedi. Non c’è nulla che renda più onore ad una persona da queste parti. Estasiati e riconoscenti riprendiamo il nostro cammino, con il cuore più sereno e l’anima che sorride. Non dimentico lo spettacolo straziante vissuto poche ore fa.. impossibile farlo! Ma i pellegrini scalzi tra le fogne a cielo aperto e le cacche degli animali mi ricordano che la fede non ce la si può inventare, ma se ce l’hai dentro te, nulla è fatica, fa male o danneggia. Grazie Varanasi per avermi dato una seconda possibilità di capire la tua sacralità.

Namaste.

L’India è tante realtà, tante facce di una stessa medaglia. E pensare di averla capita in un solo viaggio, è pura presunzione. Credo che per un’occidentale profana come me non basterebbe un’intera vita per comprenderla. L’India è contrapposizione. È la fede più incredibile, mista ad avidità e ricerca continua di denaro per sopravvivere. È povertà affiancata al lusso più sfrenato. É bruciare immondizia ogni sera ai bordi delle strade per poi limitare le zone destinate al fumo, perché inquinante. È patire la fame e chiedere rupie in cambio di una foto ma preparare il primo pane la mattina per donarlo alle vacche, che come un cagnolino attendono la pappa fuori dalla porta di casa. È maiali, capre, cani, mucche, asini che cercano cibo insieme ai mendicanti nella spazzatura, accanto a hotel 5 stelle con buffet che potrebbero sfamare la sua intera popolazione. È matrimoni combinati, spesso tra due persone che si sono incontrate per la prima volta appena qualche giorno prima, per i quali viene speso quello che io mi farei bastare per affrontare il giro del mondo. Se non ci nasci qui, non puoi capire. Non puoi comprenderne ne accettarne le sfumature. Da un popolo così devoto ci si aspetta totale disinteresse nei confronti del denaro. E invece spesso pare sia l’unica cosa che conta. Paghi per fotografare, per andare in bagno, per avere indicazioni per strada, per guardare come si indossa un turbante, per ascoltare della musica da un cantastorie, per respirare. Tutto da queste parti ha un prezzo. Solo la vita umana no. La vita umana, la sua condizione, è totalmente insignificante. Non ci si preoccupa dell’igiene, dell’istruzione, del mangiare cibo sano, della propria dignità di uomo. L’importante da queste parti é avere abbastanza rupie da offrire al santone o alla statua di qualche Dio, al quale si affida totalmente il proprio destino. Ma poi ti distrai un attimo da tutto questo e loro ti sorprendono. Perché insieme a questo caos, in questa continua frenesia, nessuno litiga, non ci si arrabbia, non ci si lascia sopraffare dagli scherzetti che la vita costantemente propina. Loro non la ignorano la loro condizione, semplicemente la accettano. Così come il corpo nel quale gli Dei hanno deciso di farli nascere, il contesto sociale in cui vivono e dal quale difficilmente potranno uscire. Non si impazzisce nella continua ricerca di una vita migliore, di un destino più favorevole. Se sei qui, in questo istante e in queste vesti, è perché è qui che devi essere. Non affannarti per la materialità e il consumismo sfrenato. Te ne andrai da questo mondo esattamente come quando ci sei arrivato, nudo e senza averi. Tutto ciò che guadagni e ottieni in questa vita terrena, qui resterà. La tua anima sarà l’unica cosa che dovrai esserti impegnato ad arricchire, quella che ti seguirà.. ovunque sarai diretto. E allora pian piano inizi a comprendere il primo pane per la vacca, la sana rassegnazione all’immondizia ed ai matrimoni combinati, alla condivisione del tutto.. e del niente! L’India muta la nostra essenza, ci fa tornare a casa un po’ incazzati e increduli, ma più consapevoli. Consapevoli che la nostra è apparenza, ricchezza legata al nulla, malumore sprecato e inconcludente, preoccupazione ingiustificata, annientante materialità.. e quindi, chi sta vivendo nel modo corretto? Chi alla fine di questo gioco avrà ragione? Chi godrà i frutti di questa vita faticosa e piena di prove da superare? Io non lo so.. non lo so davvero! Ciò che so è che torno a casa con la testa piena di immagini, odori, rumori, sapori, visi, sguardi.. sorrisi! So che l’India mi ha donato, la sua gente l’ha fatto. Mi ha regalato consapevolezza, gioia immensa e poi dolore straziante, bellezze inaspettate e dopo degrado disarmante.. la mia anima ringrazia e promette di non disperdere ne dimenticare ogni istante assaporato in questa terra. Custodirò gelosamente ogni insegnamento appreso. Promesso. Arrivederci mia India. Namaste.