India - parte I

da | 09 Dic 2020 | Namastè | 4 commenti

India

L’impatto è stato lieve.

Sarà per l’ora, per la pioggia che ieri ha rinfrescato un po’ l’aria di Delhi, per la lontananza dell’aeroporto dall’umanità indiana.. ma la puzza, l’umidità, i clacson ed il traffico paiono gestibili. Ero pronta al peggio..! Il mio viaggio in India inizia cosi… E poi, come per magia, si gira un angolo, si attraversa un incrocio, poi ancora una svolta.. il centro di Delhi, eccolo.
Avevo detto gestibili!? Napoli, i clacson e la sua sporcizia. Ma cosa ci hanno fatto credere?! Noi non abbiamo la minima idea di quanto possano essere davvero esasperate queste condizioni. Buffi che siamo a credere di essere i più chiassosi e cialtroni. Fate un giro da queste parti.
Non c’è un istante, da quando metti fuori piede dall’hotel, in cui si riesca a percepire il silenzio. Qui si suona il clacson per avvisare della propria presenza sulla strada, per anticipare un sorpasso.. e meno male. Già così, guardandosi intorno, ci si chiede come sia possibile che le strade non siano piene di corpi, motorette, bici e tuk tuk a terra. Figuriamoci se non pigiassero continuamente quel bottone.

Il fascino del mio viaggio in India.

Trovo affascinante come l’umanità qui si mescoli.. in maniera tanto naturale quanto sconvolgente. Un uomo pelle e ossa respira a fatica e fa l’elemosina accartocciato sul marciapiede, accanto ad un giovane che, incravattato e tutto impettito, sbraita minaccioso al suo smartphone. I soldi che quest’ultimo ha speso per le scarpe che indossa sicuramente l’anziano signore non li ha visti in tutta la sua vita e probabilmente nemmeno riesce a quantificarli.
Che giornata. L’immagine dell’India sognata e idealizzata in tutti questi anni mi si è materializzata davanti, senza che nemmeno me ne accorgessi. Se per un secondo ho pensato fosse tutto molto enfatizzato ed esasperato in occidente, l’istante dopo ero seduta su un rickshaw guidato da un anziano signore, con accanto bancarelle, polli, uomini sdraiati a terra, cani in cerca di cibo, capre, motorette con a bordo 4 o 5 persone che al posto del casco hanno optato per un colorato turbante sikh, bambini scalzi con i piedi immersi nel fango e nell’immondizia.. gli occhi pieni di immagini, il cuore in mille pezzi. Ma solo il mio.. 

Il cuore batte a ritmo di clacson.

Il loro batte al ritmo dei clacson e dei polli che scorrazzano di qua e di là. Sembra la perfetta scenografia di un documentario di informazione sul degrado dell’umanità.. ma è solo vita che scorre, incessante.
Meraviglia!

Uova alla Benedict.

Uova alla Benedict. Wow. Amo le colazioni in hotel, amo poter mangiare qualunque cosa e auto giustificarmi pensando che lontana da casa vale tutto. Poi torno e mi incazzo. Ogni volta la stessa storia.
Ora si parte, direzione Mandawa. 250 km, circa 7 ore di viaggio. Bene. Andiamo!
Lungo, lunghissimo… ma i tragitti sono preziosi durante i viaggi. Sono i momenti nei quali si può osservare senza essere osservati, si ascoltano storie di tradizioni lontane, matrimoni combinati, Brahma, Vishnu e Shiva, spezie e kamasutra, realtà antica e curiosa di queste terre.
Eccola, Mandawa. Ad ogni angolo antiche case sfarzosamente decorate, le haveli, richiamano alla memoria ricchi commercianti che lungo la via della seta trasportavano nel vecchio continente stoffe, argento, zanne di elefante e spezie. Una gara a chi ostentava più ricchezza, un tuffo in un passato glorioso nel quale è bene entrare in punta di piedi.

Il mio viaggio in India, tra nebbia e gelo.

Non pensavo ci si potesse svegliare in India con tanta nebbia e gelo. La vicinanza con il deserto si fa sentire e l’escursione termica notturna fa battere i denti. Colazione, oggi light vista l’abbuffata di ieri sera, e si riparte. Direzione Bikaner, la città rossa. Un’altra mezza giornata di tragitto di un viaggio in India tra vacche, camion stracolmi di chissà quale merce, donne che conducono greggi di pecore e scarpette che manco il nonno di Heidi, bimbi che urlano e sbracciano dai loro scuolabus.. Insieme alle altre donne del gruppo ci appiccichiamo i bindi in fronte e in un secondo siamo subito indiane, cosi.. giusto per sentirci un po’ meno straniere. Arrivati. Palazzo del Maharajah in arenaria rossa mista a marmo bianco. Un’enorme e labirintica residenza con stanze decorate a oro e argento.. niente più di queste mura riesce a rendere l’idea della potenza e della ricchezza che da sempre caratterizza queste famiglie. Una visita lunga terminata con un meraviglioso single espresso.. non è vero, di meraviglioso non aveva niente, ma a malincuore devo ammettere che in alcuni autogrill italiani ho bevuto di peggio!

Tuk Tuk.

Via a prendere i tuk tuk per entrare nel vivo della città, nei suoi vicoli labirintici. Seduta su quel sedile malconcio mi passa davanti la vita.. il cuore mi scoppia e gli occhi si riempiono di immagini che difficilmente riuscirò a scrollarmi. Davvero fatico a descrivere. L’autista scansa nell’ordine: vacche che passeggiano e altre sdraiate al bordo della strada, bambini che corrono scalzi, motorini, biciclette, donne in sari colorati che trasportano ceste e sacchi ricolmi di cibo, cani randagi che cercano cibo nella spazzatura, carri trainati da buoi, carri trainati da asini, altri tuk tuk con a bordo turisti.. il tutto accompagnato da un continuo sottofondo di clacson, incessante, misto a urla. E soprattutto senza un semaforo, una striscia pedonale, una rotonda. Ma la sorpresa in tutto ciò è la naturalezza con cui ognuno procede nella sua direzione. Nessuno litiga, nessuno viene investito, nessuno si scontra. Davvero, mai visto niente di più incredibile! Sta gente vivrà anche nell’immondizia e con il naso avvelenato da odori nauseabondi.. ma una cosa l’hanno imparata. Hanno capito il significato di convivenza. Noi abbiamo semafori, strisce pedonali e rotonde.. ma se qualcuno, per sbaglio, si azzarda a ripartire prima di noi al verde Dio solo sa cosa non auguriamo a lui e a tutta la sua specie.. ci incazziamo, strilliamo, malediciamo, mandiamo a quel paese, facciamo smorfie, imprechiamo..
Qui sorridono.. semplicemente sorridono!

Topi.

Topi. Topi ovunque. Esiste modo migliore di iniziare una giornata se non con la visita al Tempio di Karnimata..!? Una lunga e bizzarra leggenda ha fatto sì che in questo luogo sacro oggi abitino circa 25.000 piccoli ratti. I devoti portano loro latte e noccioline.. e pregano nel tempietto a gambe incrociate tra decine di zampe che, veloci, girovagano e corrono di qua e di là. Ovviamente solo in India si può immaginare qualcosa di simile. Ovviamente solo qui può essere concepito come normale tutto questo.
E finisce che sei tu a sentirti un po’ troppo delicata, sofisticata. Ma da oggi, Gas Gas, Geronimo, Groviera, Jerry e Remy, piccoli e dolci amici della mia infanzia, temo vi guarderò con occhi diversi. Niente di personale.. non prendetevela!

Ripartiamo. Strada interrota. Ripartiamo. Strada interrotta.

Riprendiamo il nostro viaggio in India. Per le 14.00 dovremmo essere al ristorante. Strada interrotta da un veicolo ribaltato. Ripartiamo. Strada interrotta da una manifestazione per le prossime elezioni. Ripartiamo. Capíta l’antifona, tappa al volo lungo la strada per comprare qualche banana. Ore 15.00. Siamo finalmente nei pressi del locale e siamo costretti a fermare il bus perché il corteo ci sta passando davanti. Proseguiamo a piedi. Ogni contrattempo viene ripagato dall’inaspettata location: un antico forte rosso oggi trasformato in hotel con annesso ristorante. I giardini ricolmi di locali arrivati qui per l’evento.. vorremmo fotografarli. Loro ci anticipano. Namaste, a photo please. In questo piccolo villaggio oggi l’oggetto del desiderio siamo noi. I volti insoliti, le pelli chiare, i vestiti moderni.. parlano tra di loro, sorridono. In pochi secondi siamo circondati. Scambiamo sorrisi, scattiamo foto, bimbi timidi ci osservano. Resterei qui.. questa gente mi ha rapita.. l’India l’ha fatto. Questo viaggio in India sta pian piano facendo in modo che questo paese stia conquistando ogni cellula del mio corpo, cambiando per sempre il mio essere..

Indiani veri

Dopo il bindi sulla fronte, il secondo passo per trasformarci in indiani veri è stato il
risveglio alle 6.30 per praticare yoga e meditazione. Devo ammettere che il saluto al sole illuminato dalla luce rossa che pian piano colorava ogni cosa, ha dato un senso nuovo alla nostra sveglia fresca e umida. E dopo poco eccoci ai piedi del Forte di Jaisalmer, oramai una vera e propria città fatta di mercati, antiche case e mura dorate. Un godimento per gli occhi. Ci perdiamo tra i suoi vicoli, assaggiamo té e spezie locali, palpiamo e compriamo preziosi tessuti per poche rupie, origliamo antichi canti sacri.. siamo di nuovo immersi nella vita, quella che ti entra dentro.. nel cuore e nelle ossa, nel naso e nelle orecchie. Le ore volano via, il tempo scorre veloce, e dopo poco mi ritrovo aggrappata alla sella di un cammello, Lucky, che a passo lento mi accompagna sulle dune di un deserto caldo.. per la prima volta godo del silenzio. Percepisco solo il suo passo, continuo e rasserenante. Il tramonto è imminente ed io resto li, seduta su una duna dorata, a godere degli ultimi centimetri incontaminati di questo pezzetto di terra. In lontananza non tardano ad apparire insegne luminose e piccoli bazar adattati grossolanamente. Io non smetto nemmeno un istante di augurarmi che questo piccolo angolo, almeno questo, possa restare così, immutato.. che l’uomo non sporchi con le sue manacce sterminatrici questa natura.. che di nuovo è riuscita ad estasiare i miei sensi. Ciao Lucky, arrivederci!

Settimana prossima una nuova tappa del mio viaggio in India, non perdertelo.