India - parte II

da | 16 Dic 2020 | Namastè | 2 commenti

Sikh India

Il mio tour dell’India continua.

Le ultime due cene sono state accompagnate da musiche e balli tradizionali, nel meraviglioso giardino dell’hotel. La prima sera di questa seconda parte del mio racconto del tour dell’India, senza pensarci troppo, ci siamo fatte tirare in mezzo alle danze. Con scarsissimi risultati, abbiamo tentato di imitare le donzelle che, con i loro gonnellini colorati e tintinnanti, ballavano a ritmi frenetici melodie locali. Dopo il primo giustificato imbarazzo, in quanto davvero incapaci.. partecipi e volenterose si, ma pur sempre incapaci.. ci siamo lasciate travolgere dalla musica e dall’atmosfera.. non so se ci siamo divertite più noi o chi ci guardava ma comunque ne è valsa la pena. La seconda sera, intenta a capire come diavolo facessero a muovere così velocemente quei piedini scalzi, decorati con cavigliere in argento, mi sono avvicinata a loro per osservarle. Un po’ incredula e affranta ho dovuto ammettere che una delle ballerine avesse appena 10 anni.

Ancora troppi bambini che lavorano.

La triste verità che è emersa è che sono ancora troppi i genitori che, seppur oggi la scuola resti assolutamente gratuita per le famiglie più povere, preferiscono spedire i propri figli a lavorare e ottenere così da loro un tornaconto economico. Sappiamo tutti che queste realtà esistono ancora, è chiaro e non è una scoperta per nessuno. Ma davvero osservare questa esile creatura, truccata e vestita volgarmente da adulta, con movenze così sensualmente premeditate, mi ha gelato il sangue. Sono rimasta immobile ad osservarla cercando invano di giustificare questa porcheria.. la triste realtà é che devo solo aprire gli occhi e uscire dal mondo delle favole che spesso idealizzo per tormentarmi un po’ meno.. e ammettere che tutto ciò esiste e che, semplicemente, va accettato. Non condiviso, ma accettato.

La città blu.

Qualche ora di sonno, scarso e disturbato, e siamo pronti a ripartire per questo tour dell’India. Questa volta direzione Jodhpur, la città blu. Altre 5 ore di viaggio e ci siamo. Salita al Forte della città.. l’ennesima struttura che toglie il respiro. Questi maharajah sapevano bene come farsi coccolare e come dar sfogo alle loro fantasie. La vista da quassù riporta a tempi lontani.. fatti di carovane trainate da cammelli, commercianti di merci orientali e bazar chiassosi adattati lungo vecchie strade arroccate. La città vecchia venne costruita blu.. c’è chi dice per tenere lontane le zanzare, chi per contraddistinguere le case delle caste più basse da quelle dei bramini. Qualunque sia stata l’intenzione, il risultato è puro godimento per occhi e anima. Ripercorriamo in discesa le stradine affollate della città e, pochi istanti dopo essere risaliti sul bus, della musica in lontananza ruba la nostra attenzione. Scendiamo e ci ritroviamo catapultati nel bel mezzo di un corteo nuziale. L’idea era quella di fare qualche foto dall’angolo della strada, senza disturbare la festa.. e invece veniamo letteralmente presi e lanciati in mezzo alla folla. Balliamo, cantiamo, ridiamo.. addirittura ci viene chiesto e richiesto di unirci alla cena. Insomma.. 5 minuti che in realtà sono valsi per l’eternità. 5 minuti di pura vita. 5 minuti incisi a fuoco nelle nostre anime, per sempre.

Un’antica credenza.

Un’antica credenza indù vuole che solo per poche settimane all’anno sia consigliato il matrimonio. Nei restanti mesi gli Dei riposano o sono impegnati in altre incombenze, senza poter così garantire benedizione e protezione ai giovani sposi. La fortuna è stata capitare da queste parti esattamente per il loro risveglio. Le strade straripano di carri adattati a orchestra, musica, lanterne decorate, preziosi sari colorati e turbanti ocra e arancio. L’apparenza é quella di una festa universale. La verità.. un incantevole inno alla vita.
Eccoci di nuovo in marcia. Direzione Pushkar, una delle città sacre dell’India. Ad attenderci la più importante fiera del bestiame del paese. Circa 200.000 tra cammelli, cavalli, buoi, pecore e capre verranno esposti e venduti. Per un primo contatto con la città ci immergiamo nel suo immenso e caotico mercato.. si commercia ogni cosa, persino la preghiera per una piccola bambina nata malformata, esposta come merce su un carretto ai bordi della strada. Scena straziante a tal punto da farmi seriamente vergognare di far parte del genere umano. Siamo pochezza mista a ignoranza.. di quella letale. Cerco lentamente di cancellare dalla mia mente questa scena raccapricciante focalizzandomi su quanto di magico e mistico abbia da offrire questo luogo, facendomi travolgere dal fiume di gente che si dirige ai sacri ghat. Da qui i fedeli usano immergersi nelle acque sacre e, al ritmo di mistiche e rilassanti cantilene, pregano i loro dei. Candele, petali di rosa, incenso, mani giunte in preghiera portate al capo.. tutto contribuisce a ridarmi un po’ di fiducia.. non so in che cosa realmente.. ma riesco, con un po’ di difficoltà, a fare un sospiro.. Non è gioia la mia, ma commozione. Commozione per un popolo tanto ignorante e incomprensibile, quanto umile e commovente.

Il silenzio.

Il risveglio nel deserto dovrebbe essere dichiarato dall’Unesco Patrimonio Immateriale dell’umanità. L’aria fresca e pungente, la foschia in lontananza, l’odore del nulla.. il silenzio! Ad attenderci un carretto trainato dal cammello, il mezzo che ci accompagnerà nel centro. Il sole inizia ad apparire e pian piano le nostre ossa si riscaldano. Eccoci di nuovo alla fiera.. ed è subito delirio.. tra cammellieri intenti ad addestrare i loro giovani acquisti, donne che tatuano con l’henné, bimbi che ti si appiccicano addosso chiedendoti cioccolato e rupie, mendicanti e giovani che ti seguono nel disperato tentativo di venderti qualcosa, qualunque cosa. A fatica affrontiamo la lunga via del mercato per recarci nella grande arena dove sono previsti numerosi giochi e sport locali. Curioso vedere come usino divertirsi.. curioso entrare così profondamente in un popolo. Il fresco del mattino è ormai un dolce ricordo.. e, un po’ esausti e frastornati, si rientra al campo tendato per riposare durante le ore più calde. Più tardi ci rituffiamo nel caos e, un po’ per gioco, un po’ per curiosità, decido di farmi tatuare la caviglia con l’henné.. meraviglia! Sono state ore tanto spensierate quanto faticose.. un’altra giornata, insomma, all’insegna della follia indiana! Mi rendo conto, ora dopo ora, quanto questo paese mi si sta insinuando dentro.. irrispettosamente e senza prima aver chiesto il permesso!

Ripartiamo per questo tour in India.

Chachi. Chachi. Chachi ovunque. (Pronuncia: Ciaci). Così riconoscono gli accompagnatori da queste parti. Ti individuano, ti placcano e ti costringono a chiedere al gruppo se qualcuno desidera acquistare la loro merce.. per 1.000 rupie, poi 500, poi 200.. e infine 100.. va bene uguale! Che strateghi..
Trascorsa la seconda notte nel deserto è ora di ripartire per ricongiungerci con la civiltà. Direzione Jaipur, città rosa e capitale del Rajasthan. Solite visite obbligate.. fabbrica di tappeti e tessuti. E poi un inaspettato fuori programma! Resto paralizzata e incredula quando, al calar del sole, il Tempio Govind Dev dedicato al Dio Krishna si popola di un numero indefinito di fedeli riuniti in preghiere e canti sacri. Unici profani, ci mescoliamo nell’arcobaleno dei sari, tra le candele accese portate al capo al ritmo di tamburi, le mani giunte in preghiera e gli inchini. Ammutolita e commossa resto li, semplicemente in adorazione. Non ho mai amato le esasperazioni, tanto meno quelle religiose, ma questa volta è diverso. Nei loro occhi riconosco tutto quello che non ho mai potuto ne saputo leggere nei miei.. e, devo ammettere, per un istante provo invidia e gelosia per questa loro sincera e commovente devozione.

L’India ti istruisce all’indifferenza.

Sikh. Un’altra curiosa realtà di queste terre. Religione nata nel XV secolo legata agli insegnamenti di dieci guru. Non si prega un Dio, riconosciuto invece nel creato. Un turbante ed un pettine a raccogliere i lunghi capelli, mai tagliati, un pugnale ed un bracciale in acciaio, sono le caratteristiche che contraddistinguono queste genti. Curiosi e strampalati, popolano strade e templi a loro dedicati.
Jaipur è maestosa, affascinante.. la zona vecchia della città lo è. Con i suoi palazzi color ocra, le arcate in stile islamico, le facciate decorate, il Palazzo dei Venti che imponente si affaccia su uno spazioso e lungo viale. A dorso di enormi elefanti, come ricchi Maharajah, continuiamo il nostro tour dell’India, risalendo fino all’Amber Fort.. un elegante palazzo, che più che un forte pare una Reggia. Giardini, hammam, portici e cupole scolpiti da abili artigiani. Il tutto incorniciato in quasi 15 chilometri di mura.. incantevole! L’altra faccia della medaglia, il numero indefinito di venditori ambulanti che, come sempre, fino allo sfinimento, ti seguono cercando di rifilarti turbanti, miniature, libri, cappelli per combattere il sole e calzascarpe. Si, calzascarpe. Le contrapposizioni che questo Paese ti sbatte in faccia così frequentemente continuano a sorprendere, anche dopo 10 giorni di vita condivisa con la sua gente, le sue usanze, la sua fede, i suoi animali lungo le strade, i suoi clacson, la sua immondizia, i suoi odori, le sue fogne a cielo aperto. Durante un tour in India, tutto diventa più familiare, si. Ma ad ogni sguardo, in ogni instante, ti ricorda che non l’hai ancora capita.. che mai potrai farlo per davvero. L’India ti istruisce all’indifferenza.. ti insegna che ogni cosa è relativa. Ti dà e poi ti toglie. Ma poi ti dà ancora.. come nessun altro angolo di questo pianeta ha fatto, e potrà mai fare.

Non perdetevi l’ultima tappa di questo tour dell’India, che pubblicherò settimana prossima.