Uganda

Gorilla

Il sogno prima di riconsegnare l’anima.

Inseguo da sempre sogni. Lo faccio prendendo aerei e buttandomi in trekking improponibili di cui raramente sono all’altezza. Ma il sogno di vedere i Gorilla di Montagna l’ho custodito per anni tra le mie priorità da evadere prima di riconsegnare l’anima. I Silver Back. I giganti buoni che popolano le montagne tra Uganda, Rwanda e Congo. Nel mio immaginario erano la quintessenza del non contaminato. I reduci. I sopravvissuti. Braccati per anni. Cacciati e quasi sterminati. Da poco tempo fauna protetta e specie nuovamente in attivo, i bestioni neri ripopolano oggi le terre centroafricane.
Il mio viaggio in Uganda aveva come unica finalità questa visita. Tutto ciò che stava attorno era corollario.
Mi sbagliavo. I gorilla sono stati sì l’apice, ma di un iceberg di cui non immaginavo la bellezza e il fascino. Il viaggio in Uganda è stato splendido.
Capita a volte di rincorrere un obiettivo. E mentre si fatica per raggiungerlo ci si guarda attorno e ci si accorge che beh…quello che ci circonda è bello, anzi bellissimo. Una bellezza che distrae anche dall’obbiettivo finale che ci si era posti.

Il mio viaggio in Uganda: tra inaspettato e momenti preziosi.

L’Uganda è stata un continuo di paesaggi e momenti preziosi. Di quelli importanti, da conservare. Di quelli che si rievocano più in là negli anni e se ne ha nostalgia. Momenti: tutto ciò che in fondo resta di una vita. Io amo collezionarne.
E così il momento che ricordo oggi per primo è il viso del ranger che mi ha seguito nel viaggio. Uno di quei ragazzi che mentre lo guardi pensi: ecco, io se avessi un figlio, lo vorrei così.
Bello, solare, sorridente. Ma con quel sorriso un pò strafottente che mentre te lo fa pensi: me la sta facendo! Ma è in gamba il tipo. E se anche me la sta facendo, me la sta facendo talmente ad arte che va bene così. Uno di quelli che ti spiega serafico che è nato in un villaggio sfigatissimo (visitare per credere) dove il massimo dell’aspettativa è diventare capo pescatore di una banda di straccioni. Ma i suoi genitori, a lui e ai suoi fratelli, li hanno spediti nella capitale, Kampala, a laurearsi.

Jakob e la non retorica ugandese.

Eh beh, perchè si fa in fretta a parlare. Ma quando poi siamo arrivati a casa della sua mamma (si perchè mi ha portato da lei a mangiare il pesce alle 4 del pomeriggio…..e va bè!!!) mi sono complimentata pensando di fare un gran figurone. Compiaciuta e sorridente ho esordito con una frase che suonava tipo “Lei deve essere proprio orgogliosa dei suoi figli!!!!”. Mi aspettavo una risposta gongolante. Ma lei mi ha guardato impassibile e ha detto “Sarà ben il caso che siano orgogliosi loro di avere avuto due genitori come noi. Non viceversa. Non le pare?”.
Fine della prima scena. Sedetevi e mangiatevi sto pesce. Al che già da qui inizi a rimuginare. Ti si aprono prospettive nuove rispetto a quelle a cui siamo abituati in un’Italia dove ai figli è tutto dovuto e tutto concesso.
Retorica.
Sarà. Ma io me lo sono immaginato Jakob con il capo chino sui libri mentre sua mamma allevava galline e vendeva uova per pagare gli studi a lui e ai fratelli nella capitale lontana centinaia di km. Me li sono immaginati eccome…..

Un viaggio in Uganda significa essere tu e l’orizzonte.

L’Uganda ha parchi magnifici. Entri con la tua jeep e ti senti molto esploratore Livingstone. Più che altro perché non c’è anima viva. Non ci sono minibus pieni di neozelandesi o giapponesi carichi di macchine con zoom stroboscopici. Ci sei tu e l’orizzonte. Con tanti pensieri che corrono a briglia sciolta. Il che non è necessariamente un bene, ma fatto sta.
C’è la zona a nord del parco Murchison Falls un po’ arida e poi il verde della savana del Queen Elizabeth National Park. Ci sono corsi d’acque e cascate. Prendiamo un battello sul Victoria Nile, fino alle cascate. Lungo il corso d’acqua si abbeverano tutti. E tu te ne stai appoggiato al parapetto a guardare bestie e a seguire i pensieri che si spintonano prepotenti e strafottenti. Intanto fotografi l’Africa che scorre e si disseta. Ti dici che si sta proprio bene qui, con una birra in mano a dirigere il traffico che hai nella testa.

E tu ti senti bene, semplicemente.

E gli animali. Tanti. Vedi gli impala e i waterbucks, quelli che li guardi negli occhi e decidi di diventare vegetariano. Poi ci ripensi appena ti siedi al tavolo attorno al fuoco la sera.
Poi ci sono elefanti, ippopotami (ma quanti ce ne sono!!!!!!), giraffe, bufali. Ci sono leoni e gazzelle, coccodrilli, uccelli vari e scimmie, una quantità spropositata di scimmie. Ma mica solo babbuini che si spulciano. Jakob ci mostra almeno 7 specie diverse di Colobus: bianchi e neri, rossi, pelati, capelloni. Lui li conosce tutti. E poi facoceri, capre e mucche bellissime. Hanno corna lunghissime e stilosissime.
E passare dalle albe ai tramonti appare una questione di pochi minuti. Le ore volano. Tra le bestie, i parchi, i villaggi e i bambini. Ti ritrovi nel tuo lodge, affacciata alla veranda della tua camera a guardare il sole che scende. Gli uccelli fanno i loro strani versi e tu ti senti bene. Semplicemente.