Sudafrica

Il mio primo volo vero. Il mio viaggio in Sudafrica.
L’hostess mi controlla la carta d’imbarco e, sorridendomi, fa segno di proseguire. Alzo lo sguardo e mi rendo conto di essere, per la prima volta, su un aereo vero. Di quelli che si vedono nei film americani: tre corsie, dieci posti per ogni fila, spazzolino, coperta, cuffiette e schermino privato sullo schienale del sedile di fronte al mio.
Sono agitata. Mi tremano le gambe. Il gruppo cerca il mio sguardo. Le mie gambe tremano di più.
Decolliamo. Paesaggi sconfinati sotto di noi. Sempre più piccoli, sempre più lontani. Provo a chiudere gli occhi per riposare e quando li riapro, osservando la mappa del tragitto, mi rendo conto che siamo già oltre la metà del Continente. Li richiudo ma, questa volta, al mio risveglio stiamo atterrando.
Sudafrica: questa volta ci siamo davvero!
Caffè Lavazza e Città del Capo. Il mio viaggio in Sudafrica comincia così.
Ecco Olivia, la nostra guida, ad accoglierci. Italiana e davvero molto simpatica. Mi ha chiesto di portale dall’Italia del caffè Lavazza e della Tachipirina in compresse da 1000. Le porgo la mano e faccio un sospiro di sollievo!
Lungo il tragitto in bus mi scorrono affianco distese sconfinate di baracche abitate da neri che, uno dopo l’altro, ammassati e stanchi, salgono a bordo di pulmini bianchi che li trasporteranno in città. Un’immagina straziante e inaspettata. E poi, l’istante dopo, mi volto ed ecco Città del Capo. Incredibilmente spaziosa e colorata. Gruppetti di giovani neri provano passi di balli da strada accanto a famiglie di bianchi in abiti eleganti che spingono un passeggino. La prima percezione è quella di una convivenza pacifica che però cela una soglia sottilissima di tolleranza. Come se da un momento all’altro potesse capitare ogni cosa.
Robben Island, Mandela e diritti umani.
In un batter d’occhio è già la volta di Robben Island. Mandela trascorse qui 18 anni della sua prigionia e l’idea di posare i miei piedi dove anni fa un premio Nobel per la Pace fu fatto prigioniero per salvare il suo popolo, beh.. mi fa salire un brivido lungo tutta la schiena. Sono davvero eccitata all’idea.
A farci da guida questa volta c’è Frank, un ex prigioniero che visse accanto a Nelson durante la reclusione. I suoi racconti mi commuovono. L’aria è imbevuta del desiderio di salvare i propri diritti di uomo, della convinzione che “è possibile”, della perseveranza, del coraggio, della ribellione.
Gli occhi di Frank brillano. I miei di più.
Sono state ore intense, addolcite dalla convinzione che ce l’hanno fatta, che le vite sacrificate per abolire le discriminazioni razziali inflitte sulla loro gente hanno scritto la storia di un popolo oggi libero!
Il Sudafrica in un’immagine.
Dopo qualche ora di viaggio il bus accosta in un autogrill a lato della strada per far gasolio. Intorno a noi decine di banchi di frutta, verdure e spezie. Incuriositi di avviciniamo ed il mio sguardo si incrocia immediatamente con il suo. Non so quanti anni ha e nemmeno qual è il suo nome, ma è incredibilmente bella. I suoi occhi mi incantano. Mi fissa per qualche istante e poi mi sorride. Nonostante l’evidente disagio nel quale trascorre giorno dopo giorno la sua vita, lei mi sorride.
Credo questa sia l’immagine che segnerà il mio intero viaggio.
Poco dopo il tramonto eccoci a destinazione: Regione del Mpumalanga, “lì dove sorge il sole”.
La serata passa veloce tra umidità e danze tribali. Il falò e i suoni della natura mi rilassano e per qualche ora dimentico i suoi occhi.
La fine di un’era, la fine di un sogno.
La mattina seguente, non appena metto piede in sala colazioni, percepisco un’atmosfera strana, pesante. Gli sguardi delle cameriere e di Olivia sono tristi e persi nel nulla, assenti. Alzo gli occhi per cercare lo schermo della TV e immediatamente capisco: Mandela non c’è più, è mancato nella notte.
Da qui alla fine del nostro viaggio l’atmosfera del Sudafrica sarà diversa. Le città sembreranno meno colorate e i volti della gente trasmetteranno solo un immenso dolore. Tutto il paese è in lutto!
Noi però dobbiamo proseguire, il nostro viaggio deve continuare. Ci lasciamo alle spalle i grandi grattacieli di Cape Town e l’umidità della foresta del Mpumalanga per immergerci nella natura sconfinata di Kapama, una piccola riserva privata accanto al Parco Kruger.
I “Big five”.
Dopo il check in e le istruzioni del personale, saliamo a bordo delle jeep per il nostro primo safari, accompagnati dal ranger e dalla vedetta. E così ci inoltriamo nella natura selvaggia, alla ricerca di leoni, leopardi, zebre e giraffe. Un’esperienza mozzafiato.
Intorno alle ore 19.00, ormai stanchi e demotivati per non aver incontrato nemmeno uno dei famosi “Big Five”, stiamo per rientrare al nostro lodge. Ma d’un tratto il nostro ranger pare agitato. Eccitato forse. Ci fa segno di non far rumori né gesti azzardati. Mi volto e accanto alla jeep sbuca lui, il re indiscusso, accompagnato dalla sua leonessa. Insieme possono tranquillamente pesare come cinque umani di corporatura media. Li seguiamo insieme ad altre jeep in una piana. Ormai è buio e le luci delle auto seguono lentamente i due animali. Loro si fermano, si distendono e, a nemmeno due metri da noi, si lasciano osservare in tutta la loro maestosità e immortalare dagli obbiettivi delle nostre fotocamere. Il mio cuore batte all’impazzata: non riesco a crederci. Mi ritrovo terrorizzata ma incredula per ciò che mi sta accadendo davanti agli occhi. Tutto ciò che ho visto fino a questo momento non ha più importanza. La natura ha spazzato via tutto. E io sono infinitamente grata.
Un viaggio in Sudafrica, un’emozione.
Eccoci al termine del nostro incredibile viaggio in Sudafrica. Sto per dire addio a Mandela, alle baracche, ai profumi ed ai rumori di una natura immensa. Al suo viso.
Al suo viso che in quel solo sorriso mi ha spiegato che cos’è il Sudafrica.
Il Sudafrica è quella bambina meravigliosa. È il suo sguardo basso e intimidito, terrorizzato forse dalla cattiveria degli uomini ma pronto a sorridere a quella gente sconosciuta. Nella speranza che qualcuno in quegli occhi ci veda non soltanto sporcizia e disagio, ma un desiderio di rinascita e, perché no, ricambi il suo sorriso, sincero e amico.