Myanmar
Visi insoliti, inaspettati.
Una polvere chiara sulle pelle. Quasi ogni donna che incontro nel mio viaggio in Myanmar ne ha le guance cosparse.
Un flusso di toghe rosse incessante. Monaci dal capo rasato che a piedi scalzi attraversano strade affollate con in mano scodelle ricolme di riso.
Esili donne intrappolate in anelli d’oro sorridono pacatamente davanti all’obiettivo.
Piccole ombre di pescatori si intravedono, quasi immobili, e sullo sfondo di un lago incantato maneggiano grandi reti. Stanno lì in piedi, in cima alla loro barca, con un piede remano e con l’altro si mantengono in equilibrio.
Anziane signore dal viso magro e raggrinzito fumano sigari all’ombra di una pagoda o accovacciate tra le ceste in bambù di un mercato.
Fiumi di gente in abiti colorati avanza elegantemente tra i templi dell’immensa Pagoda di Yangon, festeggiando giovani novizi.
Un viaggio in Birmania è un viaggio tra la gente.
La Birmania prima di ogni altra cosa è questo. La sua gente. Con i suoi sorrisi timidi ma consapevoli, con i piedi scalzi per strada e nei templi, con le mani giunte in un inchino.
Questo è ciò che non ci si può più scrollare da dosso una volta tornati da un viaggio in Myanmar.
Sul Lago Inle vivono in villaggi costruiti su palafitte in legno, coltivano pomodori su orti galleggianti, fabbricano sigari e ricavano tessuti preziosi come seta dal fiore di loto.
Tra le campagne, distanti dalle capitali, prendono vita spogli e umili villaggi, abitati da famiglie di allevatori e contadini. I loro bimbi ti corrono incontro urlando quando ti vedono. Ti si avvicinano con aria sospetta, gentile. Qualunque cosa tu abbia in dono, loro ne saranno entusiasti. Caramelle, libri, penne, piccole piantine da frutto. Ringraziano e si allontanano frettolosamente proteggendo il loro trofeo!
Vite che si svolgono dall’alba al tramonto.
All’ombra di un interminabile ponte in teak cucinano, dormono, passeggiano, si innamorano. Le loro vite si svolgono li, dall’alba al tramonto. Si avvicinano per venderti strani cibi locali o colorati manufatti. Sono insistenti ma gentili. Tanto che prima o dopo ti convinceranno a comprare qualcosa, sicuramente. E tu tornerai a casa con la valigia 6 kg più pesante, strabordante di ombrellini di carta, piccoli sigari locali, pashmine dai colori cangianti e tele cosparse di sabbia fine e poi dipinte ad acquerelli.
Oltre a questo, ricordo, di questa affascinante terra mi lasciarono senza fiato due cose: la religiosità delle sue genti e l’infinito numero di Pagode che mi si materializzarono davanti durante tutto il viaggio.
Il mio viaggio in Myanmar, tra spiritualità e pagode.
La spiritualità, quando è così sana e vera, mi incanta sempre. Ovunque si vedono fedeli “appiccicare” piccole foglie d’oro sulle immense statue dei Buddha. Ne attaccano a migliaia ogni giorno, tanto che alcune di queste, dopo anni, perdono la loro forma iniziale: si trasformano in enormi cumuli dorati!
E loro, seduti li, a terra, a qualche metro dalla statua, trascorrono le loro giornate, da soli, in famiglia, tra amici. Pregano, mangiano, festeggiano, ridono, sonnecchiano.
Le Pagode invece, meravigliose torri destinate a reliquiari e ad altri scopi religiosi, restano senza dubbio il simbolo indiscusso di questo Paese. Nel villaggio di Indein, poco lontano dalle sponde del Lago Inle, si passeggia senza meta e ammutoliti di fronte allo spettacolo della “foresta di stupa in rovina”, tra decine e decine di pagode, alcune in rovina, altre restaurate e ricoperte d’oro. E poi la piana di Bagan. Una sconfinata distesa di templi, pagode e monasteri che al tramonto si colora di luce rossa mista a fitta nebbiolina.
Se esiste nell’intero universo un luogo in grado di rapirti così profondamente, sono certa, è questo! La Birmania silenziosamente ti cambia. E tu rientri a casa ignaro, semplicemente “tornato da un viaggio”. Ma da lì a poco ti renderai conto che quel viaggio ti ha reso migliore. Quella gente l’ha fatto!
PAESE ESTREMAMENTE AFFASCINANTE MA ANCHE QUESTO AL MOMENTO NON SI SA NULLA….
Restiamo in attesa di felici novità.
A presto,
Giulietta
Questo è stato il mio primo viaggio che ho fatto con ctc e con Giulia e mi ha lasciato dei bellissimi ricordi di questo meraviglioso paese che tutti una volta nella vita dovrebbero visitare. Anche a Giulia complimenti x l’articolo che descrive perfettamente quello che è il Myanmar ….
Ricordo molto bene questo nostro meraviglioso viaggio. Ne conservo attimi preziosi!
Un abbraccio a te,
Giulietta
Il Myanmar è proprio tutto quanto ha descritto Giulia.
Il fascino delle innumerevoli pagode dalle più svariate forme e colori e le tante immense statue di Buddha. Ovunque si percepisce la spiritualità.
Un Paese intimo e silenzioso. Come pochi riescono ad essere.
Un caro saluto,
Giulietta