Marrakech

tuareg marocco

Credo la mia terra.

Credo ognuno di noi abbia un suo posto nel mondo.
E non parlo del luogo in cui il destino ha voluto noi nascessimo e vivessimo la nostra vita.
Alludo piuttosto a quella terra sulla quale, non appena approdi, ti pare di averla trascorsa tutta lì la tua vita.
Io sul mio posto ci sono atterrata in un caldissimo maggio. Tanto caldo da permettere quasi all’asfalto di sciogliere le suole delle mie scarpe. Il mio posto l’ho trovato nel mio viaggio a Marrakech.
Il Marocco mi ha catapulta in una fiaba antica, immersa in piazze affollate e stracolme di mercanti, con la puzza delle concerie accostata al profumo delle spezie, la musica dei cantastorie ed il sapore del tajine, nomadi uomini del deserto avvolti in stoffe blu, anziane donne che lavorano la terra in sperdute kasbah innalzate a fango e paglia, muezzin che diffondono la preghiera dai minareti di Marrakech.
Mettere piede per la prima volta in Piazza Jemaa el Fna è stato, lo so per certo, tra i momenti più seri e significanti dei miei primi 20 anni su questa Terra. Ho per la prima volta affrontato l’umanità, quella più schietta e disarmante.
Mai prima di allora tante immagini mi si erano materializzate davanti.

Il mio viaggio a Marrakech. E io ammutolita e innamorata.

Cammelli, scimmie alla catena in attesa di esibirsi, ceste abitate da serpenti incantati, carretti stracolmi di datteri e albicocche essiccate, tatuatrici di hennè e guaritori fasulli, viuzze che si diramano in ordine sparso da ogni angolo della Piazza per ricongiungersi in un labirintico souk, pieno zeppo di botteghe e spezie. Il tutto riversato in una folla a flusso continuo sudata e chiassosa.
Io ammutolita. E innamorata.
Al calar del sole la Piazza si trasforma. E come per magia carretti, animali e cantastorie escono di scena per far posto al più vasto ristorante all’aperto del mondo arabo. Nuvole di fumo e aromi speziati si sollevano dalle griglie e avvolgono l’intera Medina.
24 ore dopo scorgevo per la prima volta dune rosse a perdita d’occhio, illuminate da un’enorme palla incandescente quasi del tutto tramontata alle loro spalle.
Non so quando, ancora no.. ma tornerò da te. E sarà, lo so per certo, tra i momenti più seri e significanti dei miei prossimi 100 anni su questa Terra.