Cuba
Qui tutto scarseggia.
Ho il fiato del cameriere sul collo. Aspetta che finisca il gelato per impossessarsi del cucchiaino, lavarlo veloce in cucina, e ripropormelo sul piattino del caffè che andrà a servirmi.
Siamo a Cuba e qui mancano tante cose. Fra le tante, anche cucchiaini.
Rivado con la mente alle parole della mia amica che vive qui e mi chiede, quando le dico che vengo sull’isola, rasoi per depilarsi. Rincara la dose con pacchi di assorbenti nel caso in cui avessi posto in esubero in valigia. È già che ci sono, una buona fornitura di balsamo e crema idratante saranno graditissime.
Qui tutto scarseggia.
Scarseggia ovviamente se sei dalla parte sbagliata. O meglio. Se non hai parenti che sono scappati a 160 chilometri dalla costa occidentale dell’Isola per vivere a Miami e mandarti con il mercato nero, beni che qui sono considerati di lusso.
La falsa chimera.
Leggo sulla guida che le parole più usate in cubano sono Conseguir (Riuscire) e Resolver (risolvere). Quando vieni al mondo da queste parti bevi insieme al latte materno una buona dose di Arte di arrangiarsi. Qui tutto è illegale, ed ecco che diventa in un modo o nell’altro possibile.
Riporto una brano di una scrittrice Cubana che definisce la società in cui vive come “sopravvissuta ai propri sogni e ha visto esaurirsi il futuro prima che arrivasse”. Si chiama Yoani Sanchez e non si sa come, vista la carenza di connessioni e di pc, è riuscita a creare un blog sul suo paese. Così scrive:
“Abito un’utopia che non è la mia. Per questa i miei nonni si sono sacrificati e i miei genitori hanno rinunciato ai loro anni migliori. Io la porto sulle spalle senza potermela scrollare di dosso. Alcuni che non la conoscono tentano di convincermi che devo preservarla, ma non sanno quanto sia alienante accollarsi il peso dei sogni altrui e vivere un’illusione estranea. A coloro che mi hanno imposto – senza consultarmi – questa falsa chimera voglio dire, da subito, che non penso di lasciarla in eredità ai miei figli.”
Hemingway e il Che.
Mi pare ci sia una forte volontà di decontestualizzare Cuba, estrapolandone solo i nomi, i personaggi, le faccende che maggiormente permettono di inscriverla all’interno del suo cliché più classico. Il resto non è pervenuto.
Allora Cuba diventa unicamente passione, salsa e merengue. Cuba è la statua di questo affascinante signore americano, Hemingway, che qui veniva a pescare Marlin e amori. Ha i gomiti appoggiati al bancone e sorride da uomo consumato. La leggenda del grande scrittore ha contribuito a far crescere quella dell’Isola. E tra un racconto e un cocktail anche il bar dove era solito venire si è trasformato in qualcosa di mitico in cui si sfornano Daiquiri come non ci fosse un domani e dove, manco a dirlo, ci si sente tutti avventurieri e navigati cacciatori di istanti.
Per strada, sui cartelloni pubblicitari, non ci sono mutande di Intimissimi. C’è il volto barbuto di un bell’uomo, con tanto di basco e sigaro. Eh sia, lo confesso. Il poster del Che ha campeggiato sopra la testiera del mio letto di ragazza per anni. Non ho mai ammesso di tenerlo lì perché era un figo pazzesco e non perché reputassi i suoi ideali cibo cerebrale per la mia adolescenza inquieta. Poi un giorno l’ho tolto.
La Trova.
E comunque si viene a Cuba per ascoltarne la storia rivoluzionaria e per rilassarsi. Quindi via alle danze in qualche Trova. La Trova è un luogo di ritrovo. Una specie di club per cuori solitari e non. Si entra, si ordina da bere e si balla. Bella l’atmosfera. Bello il ritmo. Anche buono il cocktail. Peccato però che i giovani che incontri (uomini o donne) siano jineteras. Come dire…senza creare scandalo? Escort?
Sono giovanissimi. E per pochi dollari si concedono ai turisti.
Li ho visti spesso all’azione. Se non ci trovassi un che di immorale li definirei “davvero in gamba”. Loro non vendono un servizio. No signori miei! Loro vendono l’illusione che voi siate ancora piacenti, interessanti e amabili. Qui sta la truffa vera. E qui sta la dabbenaggine di chi crede al teatrino. Anche se avete da tempo superato l’età dei loro nonni, anche se il vostro girovita è ben oltre la soglia consigliata dal vostro cardiologo, anche se i vostri capelli sono massacrati dalle tinture e il vostro cervello dovrebbe compensare tutte queste piccole disfunzioni corporali con la saggezza dell’esperienza ….voi ci cascate! Vi innamorate di questi ragazzi giovani e belli. Della loro energia, della sensualità, delle tristi storie famigliari (il più delle volte vere, ma anche molto raffazzonate) che vi raccontano.
Basta!
Però adesso basta morale! Basta ideali politici! Basta problemi sociali!
Cuba è un’isola fantastica e loro, i Cubani, hanno dell’incredibile nel dispiegamento di ironia e fairplay con cui sopravvivono ai disagi e alle carenze. La mia amica vive a L’Havana in un palazzone al sedicesimo piano. Lei riesce ad essere grata al sistema perché quando si rompe l’ascensore passano settimane prima che qualcuno riesca a trovare il pezzo da sostituire e lo aggiusti. Lei grazie al suo governo si tiene in forma ed esibisce una silhouette perfetta. Sedici piani!
Se penso alle storie che faccio io quando trovo le scale mobili della metropolitana bloccate!!!!!
Quando sono stata a Cuba nel mio appartamento dell’Havana Vieja non funzionava nulla, ma in compenso funzionavo benissimo io perché mi sentivo piattamente e uniformemente felice 24h24.
Difficile spiegarvi l’atmosfera se non l’avete respirata. E’ un luogo dell’anima, di quelli dove si dimora in contemplazione dello scorrere di nuvole e eventi. Un luogo dove si sciabatta allegramente di vicolo in vicolo, di incontro in incontro, possibilisti e aperti al mondo e all’avventura. Ho incontrato tante di quelle persone da scriverci romanzi per cento vite. Persone coraggiose e persone false. Attori sul palcoscenico della vita il più delle volte in ruoli drammatici senza rendersene conto. Ho incontrato donne che si vendevano per un costume da bagno e dottoresse che guadagnavano giusto per pagare la bolletta della luce.
L’Avana.
L’Avana è una città con potenzialità enormi. Seducente davvero, nel suo declino inarrestabile. La capitale è un’anziana donna che forse neanche da giovane è stata raffinatamente bella, ma è indomita. E questo suo non arrendersi si percepisce ovunque a partire dal tentativo di abbellire balconi che crollano, alle scale piene di muffa, fino a cortili con porte marce. La capitale è una vecchia decrepita che ancora entra in una stanza aspettandosi che tutti la guardino e non rendendosi conto che se lo fanno, è con una nota di pietà.
Sottofondo musicale costante di salsa. Giovani bellezze che mostrano natiche levigate accanto a vecchie incartapecorite che sorridono senza denti e tengono il ritmo con ciabatte di plastica, assistendo serafiche al procedere della vita come a quello delle nuvole: su tutti, passa.
Non c’è invidia nei loro occhi. Guardano i corpi flessuosi delle giovani accanto a loro come se guardassero all’ombra di quello che un tempo fu il loro di corpo. Ricordano il fuoco e la forza che un tempo albergava nei propri lombi e sanno che il tempo “è stato”. Non rimpiangono ingrate: hanno avuto la propria dose di giovinezza. Ora è il turno delle altre.
Un fascino irresistibile.
In questa serafica e saggia accettazione ci trovo un fascino irresistibile. Le guardo e penso che probabilmente amano ancora. Quanti vecchi ho visto abbracciarsi stretti, dietro le imposte scrostate delle case!
I Cubani sanno che ogni età ha un suo amore. Conoscono segreti….!
Ho viaggiato per l’isola in lungo e in largo. In un paese dove vige l’embargo e dove è difficile avere i pezzi di ricambio per un auto, come si può immaginare che una struttura alberghiera sia inappuntabile? Una lampada da tavolo difficilmente è dotata di lampadina. Il sifone del lavandino non funziona quasi mai e non sto lì ad addentrarmi in particolari legati alle tubature del wc.
La foto.
Mentre scrivo mi viene in mente la foto che una cliente mi aveva mandato da Cuba dopo che le avevo spiegato nei minimi dettagli la difficoltà in cui verteva la popolazione e quindi lo spirito di adattamento che si richiedeva per godere appieno del tour. La signora aveva ben chiaro tutto, ma per lei era inaccettabile che la base del guardaroba che aveva in camera fosse leggermente ammuffita. E allegava la foto. Mentre studiavo le parole con cui rispondere, alla foto del suddetto guardaroba si sovrapponeva l’immagine del viso dispiaciuto della guida che campava con pochi dollari al mese mantenendo una madre anziana in un angusto appartamento dell’Avana e che non sapeva come scusarsi. Che pena! Per la cliente ovviamente!
Spero di poter visitare Cuba
Isola bellissima, ricca di storia, dal carattere forte e romantico, ma sfortunata che meriterebbe di più. E’ vero; tutto scarseggia, soprattutto per i cubani, perché i viaggiatori possono, pagando con moneta forte, trovare quasi tutto quello che desiderano. Ma la loro indole e l’intraprendenza li rende capaci di superare molte difficoltà. Ecco un episodio vissuto a L’Avana che non dimenticheremo mai.
Era il 1995, stavamo passeggiando una domenica pomeriggio in un lussureggiante giardino vicino al nostro Hotel Nacional de Cuba gustando un gelato, quando veniamo avvicinati da una giovane coppia di sposi. Un po’ sorpresi, ci siamo sentiti chiedere di comperare un gelato per conto loro; abbiamo poi capito che per i cubani era impossibile gustarsi un gelato, perché lo si doveva pagare soltanto con dollari americani. Li abbiamo subito accontentati e, dopo infiniti ringraziamenti, si sono allontanati abbracciati raggianti di felicità!