Namibia

Elefanti

Tour della Namibia, un’Africa insolita.

Un tour in Namibia significano 5.300 km di sterrato misto a meraviglia. Un unico, interminabile bush che ospita ettari di farm, springbok e vacche e fa da rifugio a solitari boshimani che abitano ancora queste terre come selvaggi ma saggi nomadi.
Una terra di contrasti. Un’Africa insolita, dipinta con i più disparati colori e abitata da genti diverse che si spartiscono cittadine e mestieri.
Herero. Donne dalle forme generose che indossano abiti colorati importati qui dall’Europa in tempi lontani.
Himba. Corpi semi nudi cosparsi di ocra mista a grasso animale. Donne meravigliose che passeggiano a ritmo regale.
I neri lavorano come baristi e camerieri, come addetti alla manodopera e da inservienti negli hotel.
I bianchi gestiscono strutture, uffici e ristoranti.
I neri vivono in piccoli villaggi colorati poco distanti dal centro.
I bianchi costruiscono ville sulla laguna a Walvys Bay.
I neri sorridono.
I bianchi no.

E’ solo un tuo problema.

Ci sono posti al mondo dove si ha la continua percezione che qualcosa non torni, che qualcosa è successo e continua ad esistere. Non si tratta di razzismo, ne di prevalenza di un colore su un altro. Sai che non è questo! E continui a pensare al motivo per cui ci siano queste divisioni sociali, nonostante la gente qui conviva in maniera del tutto pacifica e cortese.
Ma poi realizzi. È solo un tuo problema questo. Solo tu vedi bianchi separati dai neri al ristorante o in jeep, solo tu non sei ancora pronta ad accettare che ognuno di loro sa di esser nato con un preciso percorso da fare, dettato dal contesto in cui è nato, dal lavoro che faceva suo nonno e dal cognome che porta la sua famiglia. Non è una questione di colore. È una questione di appartenenza.
5.300 km sono tanti. Lungo queste strade si incontrano luoghi, persone e animali completamente diversi l’uno dall’altro. Talmente diversi da farti continuamente pensare di aver superato una qualche frontiera e di essere già approdato su una nuova terra.

Un tour in Namibia, significa incontrare “Big Papa”.

“Big Papa”, la duna più alta dell’Africa australe, 370 metri di sabbia rossa incandescente.
Una fatica inspiegabile arrampicarsi. Una fatica inspiegabile ripagata dalla vista di un immenso lago salato prosciugato, talmente bianco da accecare.
Altri km e ti ritrovi catapultato sull’oceano. Qui la sabbia fa spazio a rocce a strapiombo su acqua blu notte che, nell’impatto, si trasforma in giganti onde bianche; tra le quali riesci a intravedere migliaia di otarie: ovunque cuccioli che con versi improbabili cercano la propria madre.
E tu resti lì, sopraffatta da quanto vedi e senti. Straziata dai loro lamenti ma affascinata da quello che la natura ti sta regalando.
Il tour della Namibia continua, risali pian piano tutto il Paese fino ad arrivare al confine con l’Angola, alle Epupa Falls: piccole cascate immerse in una flora lussureggiante. Qui i fattori portano a spasso il loro bestiame, i locali si lavano e i turisti fanno foto! Tu per qualche istante invece non riesci a fare nulla. Resti semplicemente in contemplazione. Ammutolita. La natura ti ha di nuovo sopraffatta.

Namibia, qui le cose funzionano, la gente lavora.

Si dice che la Namibia abbia poco da spartire con il resto dell’Africa. Qui le cose funzionano. La gente lavora. Nessuno muore di fame ne di sete. L’istruzione è buona e non ci si ammala di malattie infettive.
Eppure.. io mi sono ammalata!
Già, nonostante la Namibia non abbia chiaramente nulla da condividere con i suoi paesi confinanti, io mi sono ammalata di mal d’Africa!