Sembra talco ma non è

Ispirato a “La cocaina universale”, Internazionale n. 1391, 8 Gennaio 2021.

“Il mercato della droga sa affrontare le frontiere chiuse. Se dall’America Latina arriva la frutta, arriva anche la cocaina”.

Così afferma Damián Zaitch, professore dell’Università di Utrecht, impegnato da vent’anni nell’osservazione del traffico transatlantico di droghe.
Che la cocaina sia una piaga mondiale radicata a fondo nelle nostre società non è un segreto per nessuno ormai, ma che questo commercio possa esser cresciuto così esponenzialmente senza intoppi né rallentamenti nel 2020, a me un po’ fa rabbrividire.

Cartelli frammentati e narcotraffico dislocato.

Fino agli anni Novanta i grandi cartelli della droga, come quello di Pablo Escobar in Colombia, gestivano l’intero processo, dalla coltivazione alla distribuzione. Negli ultimi vent’anni invece il settore del narcotraffico ha intrapreso una dislocazione delle mansioni, creando delle vere e proprie catene che agiscono oggi in totale autonomia.

Contadini, trasportatori, doganieri, piloti, subacquei, poliziotti e venditori al dettaglio lavorano a comparti stagni, permettendo alla cocaina di attraversare l’Oceano per arrivare in Europa, il principale continente consumatore. Questo ha fatto sì che in Sudamerica il settore agricolo e quello del narcotraffico si siano fusi in un solo ed unico modello imprenditoriale.
Per soddisfare la sempre più grande domanda globale, i paesi produttori hanno quindi raddoppiato nell’ultimo decennio i terreni destinati alla coltivazione della coca (a discapito di altre colture) e, contestualmente, migliorato drasticamente la qualità della stessa, impiegando nuove tecniche di potatura, concimazione e migliorando i controlli su erbe infestanti e malattie, spesso con pesticidi tossici.

Polvere bianca transoceanica

I mari di tutto il mondo vengono solcati ogni anno da circa cinquecento milioni di container diretti in paesi consumatori. 

La cocaina viaggia indisturbata da un porto all’altro, da un container ad un altro, insieme a soia, riso, carne, lana e vini, e solo il 2% dei mezzi è soggetto a ispezione, garantendo ai restanti carichi l’arrivo a destinazione.

 

Nel 2020, la pandemia e la conseguente chiusura delle frontiere, non hanno fermato il narcotraffico e, anzi, il crollo della produzione e delle vendite a inizio marzo non hanno fatto altro che garantire ai maggiori produttori prezzi stracciati sull’acquisto della merce e un conseguente aumento di introiti alla fine del lockdown.

Produzione in aumento.

Nel 2014 la vendita al dettaglio all’interno dell’Unione Europea si avvicinava alle 91 tonnellate. Tre anni dopo, nel 2017, ha raggiunto le 119 tonnellate.
Nel 2018 è stato battuto ogni precedente record di sequestri: 110 mila in un anno.
Nel 2019 un nuovo record: 9,1 miliardi di euro consumati in cocaina

Si parla di un aumento del 70% dei consumi nell’ultimo decennio, in 78 tra le più grandi città europee.

Secondo l’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, infatti, quasi 18 milioni di europei tra i 15 e i 64 anni hanno consumato cocaina almeno una volta nella vita.

Se gli anni ’80 sono stati definiti quelli dell’eroina, mentiremmo se non parlassimo dell’ultimo ventennio come l’epoca della cocaina. Che faccia piacere o meno ammetterlo viviamo in una società tossica e malata. Giovani, adulti, anziani. Interi settori sono invasi da questa maledetta polvere bianca; ambienti nei quali mai si sospetterebbe di trovarla. Eppure.  
Io di anni ne ho 27 e sono orgogliosa di potermi schierare dalla parte di chi la cocaina non l’ha mai nemmeno voluta capire. L’ho sempre tenuta volontariamente a distanza. La paura mi ha salvata!