Senza soldi in India

Australia

Pillole di viaggio.

9 novembre 2016, mattina subito dopo colazione. Siamo in attesa del nostro autobus per le visite in programma della giornata. Ci troviamo in Rajasthan. Arriva la nostra guida visibilmente trafelata ed agitata, si dirige verso di me e mi dice: “C’è un problema, siamo senza soldi, nel senso che sono stati ritirati e nessuno sa come fare”.
Ora, diciamo che sono abituato a sentirmi dire “C’è un problema”, ma devo ammettere che la seconda parte della frase mi ha colto piuttosto di sorpresa.
Che succede in India quel giorno? Il giorno precedente, a sole 4 ore di distanza dal primo annuncio ufficiale, il primo ministro indiano Narendra Modi comunica il ritiro con effetto immediato di tutte le banconote da 500 e 1000 rupie in uso su tutto il territorio del paese, che rappresentano più dell’85% del totale. Le vecchie banconote vanno consegnate per il cambio con quelle nuove presso un qualunque istituto bancario, previa giustificazione di provenienza.
Un po’ come se da noi la BCE annunciasse che, a partire da quel preciso istante, tutte le banconote in circolazione ad eccezione di quelle da 5 e 10 euro fossero fuori corso.
Un vero e proprio fulmine a ciel sereno, soprattutto per un paese in cui il cash viene utilizzato tantissimo. Si dice che molti facoltosi uomini d’affari abbiano nelle loro residenze intere stanze piene di banconote. Statistiche dicono che più di un terzo degli abitanti, prevalentemente nell’India rurale, non possieda un conto corrente bancario, mentre molte persone mettono da parte del contante per tutelarsi in caso di necessità, una sorta di assicurazione sotto il cuscino. Sembra anche lo facciano molte donne, spesso all’insaputa dei propri mariti.
Obiettivi di questa coraggiosa e mastodontica operazione chiamata demonetizzazione erano molteplici. La lotta alla contraffazione di denaro, all’evasione fiscale, alla corruzione e ai movimenti di denaro illeciti per finanziare attività terroristiche soprattutto sulla rotta Pakistan/Rajasthan.
La storia dirà successivamente che nonostante i buoni propositi, il “muscoloso” Narendra Modi qui ha fallito. I grossi attori del mondo cosiddetto sotterraneo indiano hanno facilmente gestito il cambio e i relativi filtri e controlli. Diverso è stato l’effetto sulla popolazione rurale e meno abbiente, che si è ritrovata dall’oggi al domani senza soldi e costretti a file quotidiane di ore e ore di fronte alle banche per poter reperire un po’ di nuove banconote. Non senza scontri e problemi di ordine pubblico, con ampio dispiego di polizia e militari.
Una buona parte del commercio ambulante e delle attività di strada che in India hanno enorme diffusione ha dovuto chiudere per impossibilità di operare, con enormi danni per tutta quell’ampia fetta di popolazione che vive alla giornata.
Noi abbiamo assistito a tutto ciò, abbiamo visto le code infinite agli sportelli bancari e le tante e tante serrande abbassate. Abbiamo percepito, pur dalla nostra comfort zone, le difficoltà della popolazione più colpita.
Riguardo alle nostre piccole necessità di viaggio devo ammettere che, dopo un paio di giorni con qualche difficoltà, ce la siamo cavata egregiamente, abbiamo trovato poi agevolmente un’efficace e, ci terrei a sottolineare, assolutamente legale soluzione.