Croazia
L’altra parte dell’Adriatico.
Ogni anno torno in Croazia. Di nuovo? Sì. Di nuovo.
Perché non vedo la necessità di traversate oceaniche quando la vera vacanza per me inizia dall’altra parte dell’Adriatico.
In primavera inizia a montarmi la nostalgia di questa scena: il traghetto entra nel porto di Spalato e sono le sette del mattino. Io sono lì sul ponte e mi sento felice.
Perché Spalato con le sue dritte palme distribuite lineari lungo la passeggiata e con la sua pietra bianca, accecante al sole, con le sue mura e i suoi antichi palazzi suscita in me autentica e profonda tenerezza.
Sottovalutata. A priori. Chissà perché questa terra lo è da sempre. Addirittura c’è chi è convinto che sia una terra di zingari e contrabbandieri. La mia Croazia! Sarà perché è la porta dei Balcani. Una porta d’accesso a un mondo poco conosciuto. Una via di mezzo tra impero ottomano e impero austroungarico. Terra contesa. Terra di guerre.
Ma io in queste lande mi sento bene. Forse proprio per quest’identità ibrida così seducente. Un possibilismo rilassante.
Croazia, una terra di mezzo.
Ciondolo fra strade che una volta avevano nomi italiani. Guardo palazzi veneziani. Prendo fiato sotto colonne bizantine. Compro camicette che ricordano (a me almeno) l’Ungheria. Mangio carne di agnello e bevo grappa alla prugna.
Di giorno è impossibile passeggiare nelle antiche vie cittadine. Il bianco della pietra riverbera negli occhi, una salita via l’altra per raggiungere una chiesa e affacciarsi da lassù, verso un mare turchese con spiagge di roccia e ciottoli eburnei. Pinete profumate e anfratti raggiungibili solo via mare. Mura e pavimenti lucidi da sembrare quasi bagnati. Abbagliano.
Ma la sera…. La sera quando il sole allunga il mondo in ombre sinuose e calde, la sera passeggiare nelle antiche cittadine della Dalmazia ha un che di estemporaneo.
Non entro mai nei musei o conventi. Mi ripetono che meritano, ma io qui in giro mi impigrisco. Divento indolente e dedico attenzione solo a ciò che le strade e il panorama mi offrono. Osservo amiche che fumano e bevono caffè ai tavoli dei bar. Getto qualche sguardo casuale all’interno delle finestre di case antiche. Accarezzo gatti sornioni sdraiati all’ombra di qualche pianta dall’esuberante chioma. Chiudo gli occhi e sono in un’epoca d’oro. Sento i rumori dei marinai che preparano le navi piene di mercanzie. Sono pronti a salpare verso oriente.
Dubrovnik.
Tra le mura di Dubrovnik ferve febbrile l’attività dei preparativi: la famiglia Polo si arrende alle lusinghe di ricchezze lontane. La strada da qui fino alla corte dell’imperatore mongolo è lunga.
Del resto a Korčula, piccola isoletta davanti a Dubrovnik, sarebbe nato il Marco Polo che tanto ci ha fatto sognare. Sono in molti a contestarne le origini riconducendole a Venezia. Ma sono dati a cui non si risalirà mai con precisione. Quindi tanto vale piazzare il pargolo prodigioso nella culla che più ci aggrada: io lo faccio nascere qui. E da qui lo faccio partire. Insieme a lui salpo anche io, per seguire le orme di mercanti sulla via della seta e poi tornare carica di spezie e argenti. Esperienza e conoscenza.
Da Dubrovnik, al confine con il Montenegro, risalgo verso nord. I paesaggi costieri sono magnifici, anfratti e piccoli fiordi caratterizzano tutta la costa. Si attraversa un piccolo tratto di territorio bosniaco per poi rientrare in Croazia, accarezzare la riviera di Makarska e arrivare a Spalato.
Di qui sono passati tutti. Bizantini veneziani e romani. Anche africani. Qui Diocleziano, imperatore di origini barbare e acerrimo nemico dei cristiani, contava di ritirarsi nel proprio palazzo una volta lasciato il trono di Roma. Questo palazzo imperiale risalente al 305 d.C. si trova proprio nel centro della città vecchia. Il perimetro delle sue mura, le sue colonne, i suoi fregi, fanno da sfondo alla vita cittadina. Ristoranti si alternano a negozietti che vendono gioielli in filigrana e corallo.
Trogir, da qui sono passati tutti i popoli del passato.
Mi spingo ancora più a nord. Trogir. Mai sentita nominare vero? Eppure, una volta superato il piccolo ponte che la collega alla terra ferma si scopre una cittadina spettacolare su cui l’Unesco ha messo il bollino. Qui c’erano i greci. Dopo sono arrivati i romani. Poi i bizantini, i veneziani.
Le loro orme aleggiano ancora dietro ai portoni dei bei palazzi dall’architettura veneziana. Dalle finestre bifore immagino i volti eterei delle dame di un tempo che seguono i passi di qualche mercante lungo la via.
Chiudo gli occhi e respiro un’aria di fasto. Ma è un fasto in qualche modo contenuto. Qualcosa di misurato e non esposto. Come gli eleganti cortiletti interni che nascondono la vita dal sole feroce della costa e dallo sguardo famelico di qualche avventuriero.
La Croazia non vuole esibire la sua storia. Ti accoglie senza troppi sorrisi ma con efficienza.
Sembra dire: so quello che valgo. Non ho bisogno di raccontarlo anche a te.
uauu…. che luoghi stupendi….. luoghi così vicini a noi eppur così lontani nella storia che li possiede e li mostra, uomo permettendo, ai posteri.
a quando un giro ?
Teniamo duro. La luce in fondo al tunnel si avvicina!
Non sono mai stata in Croazia.
Questi racconti, oltre a farci conoscere posti nuovi con gli occhi di chi ci è stato,
ci fanno viaggiare anche se costretti a casa.
Carol, hai avuto davvero una bella idea, queste pillole sono una cannonata.
Mi toccherà portarvi di persona ovunque! ahahah