{"id":817,"date":"2020-12-16T14:15:46","date_gmt":"2020-12-16T14:15:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.compagniaditurismoecultura.it\/blog\/?p=817"},"modified":"2021-07-07T11:03:03","modified_gmt":"2021-07-07T09:03:03","slug":"viaggio-in-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.compagniaditurismoecultura.it\/blog\/viaggio-in-iran\/","title":{"rendered":"Iran"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;Tour CTA &#038; Information Section&#8221; _builder_version=&#8221;3.22&#8243; custom_padding=&#8221;4px|0px|2px|0px|false|false&#8221;][et_pb_row column_structure=&#8221;1_2,1_2&#8243; admin_label=&#8221;Tour CTA &#038; Information Row&#8221; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; custom_padding=&#8221;||3px|||&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; custom_padding=&#8221;|||&#8221; custom_padding__hover=&#8221;|||&#8221;][et_pb_cta title=&#8221;Iran&#8221; button_url=&#8221;#TOP&#8221; 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Un lavoro immane che mi porta ora a rivedere parecchie delle mie posizioni. La dicotomia tra ortodossia clericale e rivoluzioni atte ad allontanarsene \u00e8 da rivedersi. A mio giudizio. Balla troppo nel <a href=\"https:\/\/www.compagniaditurismoecultura.it\/blog\/viaggio-in-medio-oriente\/\" title=\"mezzo\">mezzo<\/a>. Tra una fede accanita messa in vetrina e urlata al mausoleo di Komeini e feste cariche di cocaina e vodka nei quartieri nord di Tehran, c\u2019\u00e8 in mezzo il paese. Scoprirne alcune sfaccettature \u00e8 stato emozionante. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che si viaggia per vedere luoghi, quello che poi resta sono le parole che ne fanno da sfondo, gli incontri, i piccoli gesti quotidiani del versare un caff\u00e8, del tenere aperta una porta.<\/p>\n<h3>Terra di ariani.<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/compagniaditurismoecultura.it\/tour-viaggio-organizzato-iran\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" title=\"Iran\">Iran<\/a>, terra di ariani. Non di genti arabe con cui condividono un alfabeto e poco altro. Iraniani gente di grande pazienza e forse rassegnazione. Spiriti solo apparentemente sopiti. Spiriti all\u2019erta pronti a scattare. Genti fortemente legate alla tradizione di famiglia e ordine, pi\u00f9 che agli estremismi. Gente che ha voglia di divertirsi, sempre ed in ogni momento. Salvo poi pregare sulla tomba di poeti che di ortodosso poco lasciano trasparire dai versi. Qui sta l\u2019animo iraniano: un tira e molla tra ci\u00f2 che fa stare bene e ci\u00f2 che \u00e8 socialmente considerato bene. Un amare profondamente un padre e sfuggirne di tanto in tanto i dettami. Sacro sempre accompagnato al profano. Mullah e ragazzine che sotto l\u2019hijab nascondono scarpe con tacchi vertiginosi. Occhi truccatissimi. L\u2019unico mezzo con cui si seduce per strada il mondo.<br \/> Un senso di vertigine mi afferra lungo la discesa ripida, che mi incunea agli inizi della loro storia. Medi, Parti, Achemenidi.<\/p>\n<h3>Un viaggio in Iran \u00e8 un viaggio tra storie che si mischiano.<\/h3>\n<p>Storie che si mischiano con un Alessandro Magno in partenza dalla Macedonia e che arriva fino a qui attorno al 300 a.C. Arriva e distrugge tutto. Risparmia solo la tomba di Ciro il Grande, il capostipite degli Achemenidi. Leggenda narra che a fare piegare il capo al macedone sia stata una frase incisa all\u2019ingresso della soglia funebre. Ciro chiedeva rispetto per s\u00e9, che aveva dato un impero ai persiani. Il macedone riconobbe una regalit\u00e0 e prosegu\u00ec il suo cammino verso l\u2019Asia Centrale. Peccato non abbia avuto la gentilezza di fare altrettanto con Persepolis, il palazzo-citt\u00e0 costruito da Dario, successore di Ciro, per festeggiare il No-ruz, capodanno zoroastriano. Dario se ne sta tranquillo sul suo trono perfettamente scolpito nei bassorilievi. Aspetta schiere di rappresentanti di svariati paesi che nel 300 a.C dipendono dal suo impero. I visitatori, durante un viaggio in Iran, si mettono in fila: chi ha i capelli riccioluti della Nubia, chi incede con il cappello a punta degli Assiri, chi porta cammelli, chi trascina bauletti, chi vasellame. Sono tutti in fila scolpiti nella roccia. Procedono verso il trono mano nella mano, uomini liberi fra uomini liberi. Potenziali amici.<\/p>\n<h3>Un&#8217;immagine di pace.<\/h3>\n<p>Un\u2019immagine di pace che non ho mai trovato intarsiata su pietre risalenti a 2000 anni fa. Una storia, questa, che il nostro macedone non ha rispettato.<br \/> Ritrovo la bellezza nei versi di un poeta sulla cui tomba sostiamo a Shiraz sul calar della sera. Si chiama Hafez. Tanti ragazzi affollano il sito e fanno foto. Ridacchiano fra di loro ma poi si soffermano, come Alessandro Magno un tempo, di fronte alle parole. La poesia riportata sulla lapide parla di passioni terrene che sfumano in amore verso il divino. Una danza ambigua e voluttuosa che, fatalmente, conduce a un\u2019unit\u00e0 finale. Mi emoziono. Le parole me lo fanno sempre. Quelle di Ciro, rispettate dal condottiero macedone, quelle di Hafez, ancora tanto amate dal popolo.<br \/> Parole che mi rincorrono nella testa mentre cammino nei vicoli ocra di Yazd. Incastonata nel pieno centro del paese la cittadina rappresenta la pura essenza dell\u2019anima persiana. Sintetizzo il credo in tre assunti \u201cpensa bene, parla bene, agisci bene\u201d.<\/p>\n<h3>Che altro aggiungere?<\/h3>\n<p>Che altro resta da aggiungere? I giovani iraniani in uno slancio nazionalista alla ricerca delle radici pi\u00f9 profonde della propria storia portano al collo ciondoli con riprodotta la figura del fondatore dello zoroastrismo, Aura Mazda. E\u2019 un vecchietto con la barba lunga, piazzato in mezzo a due ali. Il regime tollera questi simboli. Di certo non li incoraggia.<br \/> Dalla terra cruda di Yazd mi ritrovo circondata da maioliche verdi e blu in una piazza enorme. Aiuole e fontane. Cupole e minareti lungo tutto il perimetro cesellato da archi sotto cui brulica il mercato.<\/p>\n<h3>Le mille e una notte.<\/h3>\n<p>Benvenuti a Isfahan, l\u2019altra met\u00e0 del mondo. Fu Abbas I a definirla tale, in piena epoca Safavide. Se cercate un\u2019ambientazione in cui muovere i personaggi delle vostre Mille e una notte questa citt\u00e0 \u00e8 lo scenario perfetto. Qui qualunque scena di amore o di guerra, di passione o crudelt\u00e0, di delirio islamico o mistica poetica troverebbe l\u2019atmosfera adatta. Gli interni delle moschee sono indescrivibili. Si nuota in un mare di blu e verde che stempera a partire dalla base della cupola in ocra dorato. Il canto religioso di un mullah si arrampica a spirale tra giochi di luci ed ombre. Il gioco ipnotico irretisce. Poi si esce alla luce del sole, alla vita, al vociare dei bimbi nel mercato. Ma se dentro erano gli occhi e le orecchie a essere stracolmi, qui lo sono le narici: zafferano, acqua di rose, spezie varie. In piccole vetrine sono esposte scatoline in osso di cammello. Dietro al banco, quasi a voler scomparire, artigiani chini su pennellini e colori. Miniaturisti. Eleganti linee sottili che parlano di tratte carovaniere e di saggi vegliardi. Raccontano fiabe e delineano deserti. Danno vita a ragazze velate con occhi di brace su tappeti color carminio. La lente di ingrandimento ne fa emergere i tratti. Noto la perfezione di un profilo e la nitidezza di un dettaglio. In sottofondo il battere cadenzato degli scalpelli sul rame, donne velate che contrattano dentro negozi di biancheria intima seducente, uomini con le gambe accavallate seduti su piccoli sgabelli, che fumano, appoggiati a metri di stoffe, pipe e narghil\u00e8.<\/p>\n<h3>Siamo alla fine di questo viaggio in Iran.<\/h3>\n<p>Ripenso al deserto del Lut. Ero preparata ad architetture e siti archeologici. Mi aspettavo moschee e mercati, giardini e palazzi. Ci\u00f2 che non mi aspettavo era tanta meraviglia naturale. Un deserto splendido che nulla ha da invidiare a quelli pi\u00f9 blasonati su cataloghi di Tour Operator dei cui nomi si riempiono la bocca backpackers e le cui vie sono ormai battute da anni di tradizioni turistiche. Questo deserto \u00e8 sorpresa nella sorpresa.<br \/> E cos\u00ec mentre salgo la scaletta del volo di rientro ho nelle orecchie l\u2019eco di risate: colonna sonora di questo mio viaggio. Ho sul palato il gusto dolce di gelati allo zafferano e acqua di rose. Mi siedo ancora a gambe incrociate a un tavolino basso per mangiare carne di agnello e riso. La voce del ragazzo che ha cantato dentro la ghiacciaia si dilata ancora nello stomaco: battito del cuore dilatato che rimbomba dentro. Quella della foto sono io che sfamo un cane alla stazione di benzina. Io che sorrido ai bimbi che mi disegnano fiori con l\u2019henn\u00e8 sul braccio. Io che cerco di infilarmi dentro un lenzuolo a fiori per entrare al Mausoleo di Khomeini. Sorrido e penso sia strano avere gi\u00e0 voglia di tornare quando ancora non me ne sono andata.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Peccato che il mio viaggio in Iran sia finito. Peccato averlo iniziato con tanti pregiudizi da sfatare, questo viaggio in Iran. Un lavoro immane che mi porta ora a rivedere parecchie delle mie posizioni. La dicotomia tra ortodossia clericale e rivoluzioni atte ad allontanarsene \u00e8 da rivedersi. A mio giudizio. Balla troppo nel mezzo. 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