{"id":2446,"date":"2021-11-10T10:09:25","date_gmt":"2021-11-10T09:09:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.compagniaditurismoecultura.it\/blog\/?p=2446"},"modified":"2021-11-10T10:18:11","modified_gmt":"2021-11-10T09:18:11","slug":"strane-avventure-sopra-i-4000-metri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.compagniaditurismoecultura.it\/blog\/strane-avventure-sopra-i-4000-metri\/","title":{"rendered":"Strane avventure sopra i 4000 metri"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;Tour CTA &#038; Information Section&#8221; _builder_version=&#8221;3.22&#8243; custom_padding=&#8221;4px|0px|2px|0px|false|false&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_row column_structure=&#8221;1_2,1_2&#8243; admin_label=&#8221;Tour CTA &#038; Information Row&#8221; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; custom_padding=&#8221;||3px|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; 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L\u2019ostello si trova all\u2019interno di un gradevole edificio coloniale. Classica atmosfera andina. Solito via vai di persone e zaini in arrivo e partenza per tutte le destinazioni. Io sto bevendo un mate di coca quando viene verso di me uno dei miei compagni di stanza, un tedesco. Mi dice: fuori c\u2019\u00e8 il minibus in partenza per l\u2019escursione alla miniera. Hanno ancora due posti liberi, vieni? Sapevo della miniera di argento di Potosi, impossibile non saperlo, ma sapevo anche che era stata praticamente chiusa e poi riaperta e affidata ad alcune cooperative locali. Poca chiarezza su modalit\u00e0 di gestione e soprattutto molti rischi. Si diceva che praticamente ogni giorno in miniera c\u2019era almeno un incidente grave, spesso addirittura mortale.<\/p>\n<p>Chiedo al tedesco: ma siamo sicuri non sia una pazzia andarci a ficcare li dentro? E lui risponde, si probabilmente si ma chissenefrega. Ok, rispondo io, a questo punto direi che bisogna andare.<\/p>\n<p>E si parte. Il furgone sale per le viuzze ripide di Potosi. Destinazione Cerro Rico. Si tratta di una montagna alta circa 4.800 metri. La pi\u00f9 grande miniera di argento al mondo. E anche la pi\u00f9 vecchia. Parliamo di met\u00e0 1500. Gestita dai conquistadores spagnoli, dalla quale ricavavano enormi quantit\u00e0 del prezioso minerale, obbligando a lavorare in condizioni di totale schiavit\u00f9 gli indios locali.<\/p>\n<p>Verso met\u00e0 del 1600 Potosi aveva circa 200.000 abitanti ed era la citt\u00e0 in assoluto pi\u00f9 ricca di tutto il continente americano. Nel 1600, per intenderci, Potosi aveva circa gli stessi abitanti di Londra.<\/p>\n<p>Leggende narrano che mettendo insieme tutto l\u2019argento estratto negli anni si sarebbe potuto costruire all\u2019epoca un ponte che avrebbe potuto collegare il Messico con la Spagna.<\/p>\n<p>Ma torniamo a noi. L\u2019autista ci fa scendere: non si pu\u00f2 entrare in miniera a mani vuote. Andiamo a comprare i doni da offrire alla Pachamama. Benissimo diciamo noi. E compriamo tre cose: immancabili foglie di coca, una specie di alcol trasparente dall\u2019odore terrificante, e un po&#8217; di bottiglie di coca cola.<\/p>\n<p>Prima di entrare ci viene detto di lasciare zaini e cose ingombranti nel furgone perch\u00e9 dentro i cunicoli sono molto stretti. Ci viene data una specie di giacca da minatore e un casco con pila frontale.<\/p>\n<p>Inizio a pensare che non avrei dovuto assolutamente dare retta al tedesco. Ma ormai \u00e8 tardi. In pi\u00f9 lui mi guarda dicendo: smettila di preoccuparti, non fare l\u2019italiano.<\/p>\n<p>Di fronte a noi un ambiente surreale. Cunicoli alti massimo un metro, con rotaie e continuo via vai di carretti carichi di pietre miste a minerali. Ogni tanto uno si rovescia, e bisogna ritirare su tutto.<\/p>\n<p>I minatori in volto sono impressionanti. Visi scavati da sole e fatica, con in bocca la tradizionale pallina di foglie di coca miste ad agenti alcalini tipo il bicarbonato, per massimizzare l\u2019estrazione dei principi della foglia.<\/p>\n<p>I minatori stanno in miniera anche fino a 10 ore consecutive. E non mangiano ne bevono. Semplicemente masticano foglie di coca.<\/p>\n<p>Noi entriamo, all\u2019inizio seguiamo il cunicolo con le rotaie. Relativamente comodo per passare, poi ci viene indicato un cunicolo largo massimo 60 cm. Dobbiamo arrampicarci qui dentro. Saliamo di una decina di metri. E cosi facciamo. Tipo talpe nel terreno. Sbuchiamo pi\u00f9 su in un luogo pi\u00f9 ampio. Sembra una specie di secondo livello. Da li ci spostiamo ancora. L\u2019aria nel frattempo diventa davvero rarefatta. Umidit\u00e0, odori. Sembra di essere all\u2019inferno. Inizio a sentirmi un po&#8217; davvero a disagio. Mi metto ad osservare gli altri e mi sembrano tutti abbastanza tranquilli. Penso, vabb\u00e8, dai, non facciamoci caso.<\/p>\n<p>Arriviamo in un altro cunicolo, dove ovviamente ci dobbiamo infilare. Al fondo un\u2019altra apertura. E incontriamo 4 o 5 minatori a cui portiamo i nostri doni.<\/p>\n<p>Prendiamo le foglie, a cui bisogna rigorosamente asportare la nervatura centrale, e le diamo ai minatori. Poi capiamo a che serve l\u2019alcol a 90 gradi. Praticamente in una bottiglia vuota se ne miscela un po&#8217; ad una bibita a piacimento e poi si fa l\u2019offerta alla Pachamama, con tanto di brindisi finale. Noi inclusi. Io sto gi\u00e0 sudando freddo, e rifiuto il poco invitante cocktail.<\/p>\n<p>Ma la cosa che attira di pi\u00f9 la mia attenzione \u00e8 ci\u00f2 che sta dietro ai minatori. Una serie di cordini lunghi qualche metro escono dalla parete. Guardo bene. Sono candelotti di dinamite con relativa miccia, che i minatori hanno appena apposto e che a breve faranno scoppiare.<\/p>\n<p>Da quando la miniera \u00e8 gestita in questo modo stiamo parlando quasi di un\u2019auto gestione. Senza nessun tipo di approccio industriale o per lo meno pseudo organizzato. I minatori entrano, scavano praticamente a mani nude, depongono i candelotti e a scoppio avvenuto portano fuori il materiale, sperando poi di trovare qualche acquirente. Altri invece sono assunti da cooperative che pagano i minatori in base alla quantit\u00e0 di minerale estratto. Ecco perch\u00e9 spesso avvengono incidenti. La montagna ormai \u00e8 una specie di enorme gruviera, e uno scoppio non perfettamente programmato o coordinato pu\u00f2 causare crolli improvvisi o aperture di crepe sotterranee. Si stima che ogni giorno ci entrino a lavorare divisi in vari turni fino a 10.000 minatori. Compresi anziani e poco pi\u00f9 che bambini.<\/p>\n<p>Un salto indietro nel tempo di un secolo.<\/p>\n<p>E dopo aver visto i candelotti e i minatori che sorridono bevendo alcol puro inizio a chiedere quanto manca alla fine della nostra visita. Non per essere troppo curioso o insistente, dico, ma giusto per sapere se quando quelle micce saranno accese noi saremo ancora l\u00ec oppure no.<\/p>\n<p>Insomma, questa \u00e8 la miniera di Potosi.<\/p>\n<p>Da quando i conquistadores iniziarono a mandare gli Incas superstiti a lavorare in schiavit\u00f9 in miniera ad oggi sono passati pi\u00f9 di cinque secoli. Eppure chi ci lavora oggi non sembra molto pi\u00f9 libero. \u00c8 l\u2019aspetto pi\u00f9 duro della vita andina. Spesso non ci si accontenta di una vita di sussistenza e ci si fa attirare dai guadagni che la miniera sembra offrire. E si dimentica il prezzo, altissimo, da pagare.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pillole di viaggio. Potosi, Bolivia. L\u2019ostello si trova all\u2019interno di un gradevole edificio coloniale. Classica atmosfera andina. Solito via vai di persone e zaini in arrivo e partenza per tutte le destinazioni. Io sto bevendo un mate di coca quando viene verso di me uno dei miei compagni di stanza, un tedesco. 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