{"id":1914,"date":"2021-05-19T10:40:05","date_gmt":"2021-05-19T08:40:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.compagniaditurismoecultura.it\/blog\/?p=1914"},"modified":"2021-07-07T10:50:37","modified_gmt":"2021-07-07T08:50:37","slug":"viaggio-grenada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.compagniaditurismoecultura.it\/blog\/viaggio-grenada\/","title":{"rendered":"Grenada"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;Tour CTA &#038; Information Section&#8221; _builder_version=&#8221;3.22&#8243; custom_padding=&#8221;4px|0px|2px|0px|false|false&#8221;][et_pb_row column_structure=&#8221;1_2,1_2&#8243; admin_label=&#8221;Tour CTA &#038; Information Row&#8221; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; custom_padding=&#8221;||3px|||&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; custom_padding=&#8221;|||&#8221; custom_padding__hover=&#8221;|||&#8221;][et_pb_cta title=&#8221;Grenada&#8221; button_url=&#8221;#TOP&#8221; 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Il verde e il turchese si muovevano sinuosi in iperboli simili a gocce di olio miste ad acqua. Ovali perfetti che si allungavano, si torcevano, si staccavano. Come quelle lampade anni \u201970 la cui base riscaldata faceva salire e scendere bolle colorate. Striature blu sembravano volersi insinuare in correnti cinerine che si stemperavano in lagune verde cupo. <br \/>Le mie vele, allora, erano sospinte da brezze voluttuose. La definizione oltremodo poetica aderiva perfetta al mio sentire di allora. Avevo meno di 18 anni, la testa vuota e stavo per atterrare su una piccola isola dei Caraibi. Mi avrebbero pagato per accompagnare turisti a zonzo, bere rum e prendere sole su spiagge che erano esistite per me fino ad allora solo sulle riviste glamour. Quando le ruote toccarono terra pensai alle parole di pap\u00e0: \u201cCerca cosa ti piace fare nella vita e fatti pagare per farlo\u201d. <br \/>Guardami pap\u00e0, guardami: lo sto facendo!<\/p>\n<h3>Grenada.<\/h3>\n<p>L\u2019isola a cui ero diretta era Granada, la pi\u00f9 meridionale delle isole windword (sotto vento) abbandonata nel pi\u00f9 cristallino dei mari a nord del Venezuela. Morbida di colline e piantagioni di canna da zucchero e noce moscata. La chiamano \u201cIsola delle spezie\u201d a ragione. Il profumo persistente e tenace della noce moscata ti perseguitava ovunque, salendo lungo le narici e posizionandosi alla base degli occhi. Nulla riusciva a eliminare questo pizzicore, n\u00e9 i bagni di mare, n\u00e8 le docce, n\u00e8 le grandi bevute di Rum.<br \/>La capitale, St. Georges, era una graziosa cittadina coloniale con strade strette, facciate color pastello e tetti arancioni. <br \/>Io ero alloggiata all\u2019hotel Rex Grenadian, inaugurato l\u2019anno stesso del mio arrivo. Anche qui perfetto stile coloniale inglese. Avete presente quell\u2019atmosfera fintamente spontanea data da tende di lino che sventolano agli alisei, piante fragranti e succose disseminate con cura approssimativa qua e l\u00e0, e baristi neri con muscolature dirompenti intrappolate dentro succinte camice bianche\u2026pi\u00f9 bianche se possibile delle dentature che esibivano a chiunque a qualunque ora del giorno e della notte come se non ci fosse alcuna ragione al mondo per avere un solo dubbio? E poi ancora, a far da sfondo a tutto, un pianista nero come la brace con bretelle e papillon seduto a un pianoforte a coda lasciato con fare casuale in mezzo alla reception, come fosse una barca a vela alla deriva sul perfetto tabulato di un pavimento lucido sfavillante. <br \/>Io me ne stavo a zonzo tutto il giorno a mostrare case coloniali, spiagge idilliache, piccole cascate fagocitate da foreste strepitose, fabbriche di rum e di spezie. La sera mi trovavo la polvere di noce moscata fra i denti e l\u2019odore accanito della spezia, insieme a quello del rum, non mi abbandonava mai. Questo connubio sarebbe rimasto nei miei ricordi per sempre associato a quel periodo beato in cui tutto era possibile e niente davvero importante.<\/p>\n<h3>Il mio ragazzo caraibico.<\/h3>\n<p>Tra un gruppo di turisti e l\u2019altro ebbi il tempo di innamorarmi di un ragazzo locale. Aveva la mia et\u00e0. Era bello. Anche io forse lo ero (la bellezza dell\u2019asino\u2026la giovent\u00f9). Due diciottenni che sfidavano le sfumature pi\u00f9 ardite della pelle facendone largo sfoggio in spiaggia, nei ristoranti, per la strada. Una foto ci ritrae sorridenti sulla battigia: ridiamo sfacciati assolutamente indifferenti agli abbinamenti cromatici epidermici. <br \/>Ogni tanto mandavo fax a mia madre garantendole che la mia esistenza progrediva a larghe falcate e che s\u00ec, prima o poi sarei tornata. Che bella cosa essere giovani e scemi. La cosa importante \u00e8 rendersi conto che il restarlo, scemi, non prolunga anche la giovent\u00f9. <br \/>Ricordo una sera in cui mi ritrovai ad aspettare il mio ragazzo caraibico fuori da casa sua. Infastidivo le galline e le oche razzolanti nell\u2019aia nell\u2019attesa che si decidesse a uscire quando, invece, a uscire fu la sua mamma. Mi fiss\u00f2 un po\u2019 dall\u2019uscio continuando a sgranocchiare semi di girasole. Sorrideva vestita come solo i neri sanno fare: senza criterio e pudore verso le sociali leggi dell\u2019abbinamento delle tinte. Masticava e sorrideva. <br \/>\u201cTu sei l\u2019amica di mio figlio vero? Entra, non mangiamo bianchi per cena. Non aver paura!\u201d. <br \/>Eh\u2026se penso a quelle che avrebbero potuto essermi (e una lo \u00e8 stata!) suocere negli anni a seguire!!!! Lei alla resa dei conti sarebbe stata la migliore. Ne ebbi la certezza quando, una volta dentro, mi offr\u00ec coca cola e della marjuana. Sarebbe stata una nonna strepitosa.<\/p>\n<h3>Le isole Grenadine.<\/h3>\n<p>Una mattina accompagnai un gruppetto di turisti alle isole Grenadine. Le isolette avrebbero potuto dirsi pezzetti di terra di poco conto, briciole avanzate sulla tovaglia alla mensa di un Dio satollo. Stavano l\u00ec, abbacinanti e inutili, con la sabbia che tagliava i piedi per i troppi coralli spezzettati. Palmeti che parevano di gomma cullati dalle brezze marine. Silenzio spezzato solo dalle folate di vento e dalle urla degli uccelli. Le si raggiungeva con dei piccoli Peiper partendo dall\u2019aeroporto di Saint George e il volo durava pochissimo. Quel mattino tirava molto vento e il pilota tardava. Aspettavamo da una mezz\u2019oretta quando il controllore mi fece segno di iniziare ad avviarmi verso l\u2019aeromobile che stazionava, giocattolino di lego colorato, in mezzo alla pista vuota. Il pilota sarebbe arrivato, intanto noi ci sistemassimo. <br \/>Il mio posto, come sempre, era quello di co-pilota. E gi\u00e0 solo questo vi deve dare il senso dell\u2019estrema cura e sicurezza con cui il tutto era gestito. <br \/>I turisti erano gi\u00e0 sistemati dentro quando arriv\u00f2 di corsa un ragazzo con i capelli rasta e a dorso nudo. In mano teneva una camicia stropicciata e il cappello dell\u2019aviazione. Mi si avvicin\u00f2 affannato e si scus\u00f2: \u201cTu sali, io mi vesto al volo, compro le noccioline e arrivo! Ieri era il mio compleanno, ho fatto un po\u2019 tardi. Dai forza sali, che mentre siamo in aria continuiamo a festeggiare!\u201d <br \/>Io da sempre ho paura di volare. Davvero. \u00c8 un vuoto che mi si apre dentro, ancestrale come il richiamo dei tamburi. Un nodo che non so scogliere. Un mantra con un\u2019eco pervicace nella testa che mi ribadisce che Dio le ali non me le ha fatte! Cosa ci faccio cos\u00ec lontano dalla terraferma??? <br \/>Comunque se son qui a raccontare \u00e8 perch\u00e9 il volo fu espletato con successo e le noccioline divorate.<\/p>\n<h3>Un&#8217;ultima immagine.<\/h3>\n<p>Un\u2019ultima immagine, forse quella che fissa definitiva l\u2019immagine della me di allora in quel contesto abbacinante caraibico. <br \/>Siamo su un molo io e un\u2019amica. Aspettiamo che qualcuno ci venga a prendere con una barca per andare a fare aperitivo in qualche baia. Il sole sta tramontando. Io e lei ciondoliamo. Pelle abbronzata, capelli sciolti, la sete di \u201ccose\u201d che solo i giovani hanno e che raccontata agli adulti non si riesce a far ricordare. Comunque non so pi\u00f9 chi stessimo aspettando. Ma ho sotto gli occhi, ancora, il mare arancione sotto i nostri piedi, che sciacquetta fra le fessure delle travi del molo, attraverso cui si infiltra la luce di un sole calante e feroce. Nell\u2019aria un\u2019idea di splendida provvisoriet\u00e0. <br \/>La mia amica bionda si gira verso di me. Mi guarda con la strafottenza che si perdona solo a quelli che sono giovani e non hanno ancora capito un cazzo nella vita e dice: \u201cNon ti sembra di essere dentro un film?\u201d<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un pittore in delirio. 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