{"id":1656,"date":"2021-03-17T12:03:44","date_gmt":"2021-03-17T11:03:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.compagniaditurismoecultura.it\/blog\/?p=1656"},"modified":"2021-07-07T10:54:36","modified_gmt":"2021-07-07T08:54:36","slug":"viaggio-in-sudamerica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.compagniaditurismoecultura.it\/blog\/viaggio-in-sudamerica\/","title":{"rendered":"Sudamerica"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;Tour CTA &#038; Information Section&#8221; _builder_version=&#8221;3.22&#8243; custom_padding=&#8221;4px|0px|2px|0px|false|false&#8221;][et_pb_row column_structure=&#8221;1_2,1_2&#8243; admin_label=&#8221;Tour CTA &#038; Information Row&#8221; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; custom_padding=&#8221;||3px|||&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; custom_padding=&#8221;|||&#8221; custom_padding__hover=&#8221;|||&#8221;][et_pb_cta title=&#8221;Sudamerica&#8221; button_url=&#8221;#TOP&#8221; 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Linee nette che si profilano contro un cielo terso. Quasi commoventi nella loro basicit\u00e0. Mura bianche, a volte ocra. Due campanili, scalinate gremite di donne con ceste, bambini, scialli, poncho, sandaletti tagliati sulla punta. Visi a cui non riesco ad attribuire un\u2019et\u00e0. Il sole degli altopiani \u00e8 passato impietoso su queste pelli. Il gelo degli inverni deve avere dato il tocco finale. A occhi giovani e profondamente allegri, fa da rimando una pelle solcata da rughe o tesa e lucida all\u2019eccesso per le intemperie. Non tutti sorridono. Ma quelli che non lo fanno con le labbra lo lasciano fare agli occhi. E io di rimando mi sento obbligata a rispondere. Nel modo goffo di un\u2019occidentale che non \u00e8 pi\u00f9 avvezza ai gesti spontanei. Se sorridono vogliono qualcosa. Penso.<\/p>\n<h3>Il Sudamerica.<\/h3>\n<p>E loro vogliono solo sorridere. Benedetto <a href=\"https:\/\/compagniaditurismoecultura.it\/viaggi-organizzati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" title=\"Sudamerica\">Sudamerica<\/a>!<br \/>Entrando nelle chiese non si pu\u00f2 rimanere abbagliati dalla profusione di oro usata dai gesuiti ai tempi della conversione forzata degli Indios. Un oro che ai locali sembra interessare poco. Loro cospargono il pavimento di aghi di pino. Si inginocchiano davanti a una Madonna vestita con abiti locali, e pregano. A far conto delle case in cui abitano direi che hanno parecchio da chiedere. Eppure mi sa che i pi\u00f9 ringraziano. Una famiglia al completo, mamma, pap\u00e0 e tre figlioletti, sta seduta a terra di fronte alla statua della Vergine. Nulla riesce a distrarre il capofamiglia dal suo confabulare con Dio. La mamma a stento trattiene i pargoli: volano sculacciate e minacce bonarie sussurrate. Il pi\u00f9 piccolo mi guarda oltre la spalla della genitrice. Occhi mobili che guizzano, ammiccano, ridono a squarciagola! Urlano una voglia spasmodica di respirare. Ora mi guarda anche la mamma. E\u2019 una bambina che gioca a fare la donna. Inconsapevole della sua femminilit\u00e0 si muove goffa nel suo gonnelline, avvolta in scialli di lana grezza.<\/p>\n<h3>La lama del sole.<\/h3>\n<p>Dalla calda oscurit\u00e0 della chiesa alla luce esterna della piazza il passaggio \u00e8 netto. La lama del sole cade verticale all\u2019uscita. Il vociare di donne che vendono pannocchie di mais \u00e8 una marea che cresce. Una pannocchia oggi me la mangio. Un ritorno all\u2019infanzia quando era bello lasciarsi bruciare le labbra dal sale e mangiucchiare uno ad uno i chicchi polposi di questo \u201coro\u201d locale, sostegno e fondamento di tutta la cucina sudamericana. Mi siedo sulla scalinata. L\u2019anima si quieta un po\u2019. Non ho dove correre. Mi concentro sulla mia pannocchia e sulla donna che mi guarda: una ragnatela di rughe adagiata sul viso.<br \/>Attorno, tra un vociare e l\u2019altro, la musica. Un ritmo che non lascia possibilit\u00e0 di stasi. Batto il tempo con il piede e seppur seduta, sento le anche inquiete! Figurarsi loro che alle prime note mollano tutto e si mettono a ballare. Li guardo e capisco che la sensualit\u00e0 non si compra all\u2019etto al mercato. O ce l\u2019hai o balli come il resto del mondo. Qui ce l\u2019hanno con buona pace degli altri. Il ballo diventa parte della persona, del popolo, cos\u00ec come pu\u00f2 diventarlo la storia dei propri avi, il proprio sangue, le malattie ereditarie o genetiche.<\/p>\n<h3>Gli italiani in Sudamerica.<\/h3>\n<p>Noi italiani abbiamo popolato massicciamente Argentina, Brasile e, in misura pi\u00f9 contenuta anche gli altri Paesi dell\u2019America Australe. Quest\u2019immagine si sovrappone a quella pi\u00f9 antica dei popoli autoctoni con radici, culture, tradizioni e fedi ben differenti da quelle attuali. Parlo di Incas, Maya, Atzechi e delle innumerevoli civilt\u00e0 fiorite lungo le Ande, sulle coste, nelle foreste. Tutto passa in secondo piano di fronte all&#8217;immagine di Buenos Aires italiana, di Cordoba piemontese, dei panettoni brasiliani prodotti dal pinerolese Bauducco. Ci ricordiamo il tango, ma dimentichiamo le incredibili linee di Nazca create da una civilt\u00e0 di cui sappiamo poco o nulla; pensiamo a Pel\u00e9 e Maradona, ma confondiamo Machu Picchu con Tikal; ricordiamo (poco e male) Peron ma Montezuma pensiamo sia il soprannome di Montezemolo. Quanto ai popoli andini, il pensiero corre solo agli Inti Illimani, il massimo della noia secondo il cantante italiano Roberto Vecchioni.<\/p>\n<h3>Le cose che comprendiamo meno.<\/h3>\n<p>Inevitabile, in fondo. Perch\u00e9 le cose che ci sembrano pi\u00f9 vicine, pi\u00f9 simili, come l&#8217;America Latina, finiscono per essere quelle meno comprese. Si pensa di sapere tutto, e non si conosce nulla. Perch\u00e9, sapendo tutto,<br \/>nulla si studia.<br \/>Cos\u00ec ogni piccola scoperta diventa, paradossalmente, una grande scoperta. Perch\u00e9 spiazza, sconvolge i luoghi comuni ormai assodati e sedimentati. D&#8217;altronde ciascuno ha un suo paesaggio immaginario dell&#8217;America Latina. Uno solo, in genere. Che si tratti della foresta amazzonica o di una vetta come il Cerro Torre, della Patagonia spazzata dal vento o delle lussureggianti cascate di Iguazu, degli immensi pascoli dove scorrazzano i gauchos o delle piantagioni di coca affidate agli indigeni. Difficile, soprattutto per gli italiani, comporre questo gigantesco puzzle, mettere insieme le tante caselline cos\u00ec diverse, arrivare ad immaginare un&#8217;America Latina unica ma variegata.<br \/>Con lingue, popolazioni, paesaggi, usanze e tradizioni che cambiano continuamente. Con culture antiche che sono sopravvissute nonostante la ferocia spagnola e portoghese e che si sono mescolate, modificandola anche la cultura degli stessi invasori.<br \/>Eppure basterebbe restare in silenzio e osservare, anche solo per qualche attimo. Gustando vini \u00abche sono come i nostri\u00bb, mangiando cibi che non sono molto diversi da quelli di casa, vedendo case che ricordano quelle delle nostre citt\u00e0. Per poi, sazi e soddisfatti, dimenticare tutto questo e assaporare ci\u00f2 che non \u00e8 di casa, ci\u00f2 che rende l&#8217;America Latina affascinante, unica nel suo continuo mutamento. Ascoltare il suono delle lingue indigene, annusare i profumi portati dal vento, osservare il cielo cangiante di Ushuaia (la fin del mundo) e pensare a quello delle Galapagos all&#8217;equatore.<\/p>\n<h3>Non \u00e8 casa.<\/h3>\n<p>Perch\u00e9 non \u00ab\u00e8 casa\u00bb, quando si pu\u00f2 fare il bagno tra leoni di mare che giocano tra le gambe del turista italiano, quando si osservano le montagne di ghiaccio che si frantumano e precipitano nel Lago Argentino a Calafate. \u00abNon \u00e8 casa\u00bb quando ci si infila con il battello sotto la cascata delle Garganta del Diablo di Iguaz\u00f9 o quando si passeggia tra i resti delle antiche civilt\u00e0 andine di Machu Pichu.<br \/>\u00abNon \u00e8 casa\u00bb, quando le balene sfiorano la prua della tua imbarcazione a pochi metri dal tuo obbiettivo o quando ci si addentra tra i nidi dei pinguini della Peninsula Valdes. L&#8217;importante \u00e8 evitare il confronto. Non perdersi in assurdi paragoni tra il Partenone ed i templi atzechi, tra le Alpi e le Ande, tra il Barolo ed i vini cileni. E poi, dopo aver provato a capire, dopo aver tentato di imparare, allora si pu\u00f2 approfittare di essere comunque in una terra dove gli italiani sono tanti, anche se non sono riusciti a conservare la lingua. Dove molti dei volti nelle grandi citt\u00e0 sono gli stessi che si incontrano \u00aba casa\u00bb, dove i cognomi hanno un suono di famiglia.<br \/>Ma dopo, soltanto dopo.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al di l\u00e0 del mare. Da lontano le chiese Sudamericane mi sembrano tutte uguali. Linee nette che si profilano contro un cielo terso. Quasi commoventi nella loro basicit\u00e0. Mura bianche, a volte ocra. Due campanili, scalinate gremite di donne con ceste, bambini, scialli, poncho, sandaletti tagliati sulla punta. 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