{"id":1463,"date":"2021-02-17T08:47:26","date_gmt":"2021-02-17T07:47:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.compagniaditurismoecultura.it\/blog\/?p=1463"},"modified":"2021-07-07T10:57:08","modified_gmt":"2021-07-07T08:57:08","slug":"est-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.compagniaditurismoecultura.it\/blog\/est-europa\/","title":{"rendered":"Est Europa"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;Tour CTA &#038; Information Section&#8221; _builder_version=&#8221;3.22&#8243; custom_padding=&#8221;4px|0px|2px|0px|false|false&#8221;][et_pb_row column_structure=&#8221;1_2,1_2&#8243; admin_label=&#8221;Tour CTA &#038; Information Row&#8221; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; custom_padding=&#8221;||3px|||&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; custom_padding=&#8221;|||&#8221; custom_padding__hover=&#8221;|||&#8221;][et_pb_cta title=&#8221;Est Europa&#8221; button_url=&#8221;#TOP&#8221; 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Canuto. Se ne sta di fronte a me sulla poltrona logora del museo. Ha occhi di un azzurro chiarissimo. Un p\u00f2 acquosi. E tante rughe su un volto che appare sconfitto. Le mani abbandonate in grembo sono affusolate, potrebbero essere quelle di un pianista. Molto probabilmente sono invece le mani di un uomo che ha lavorato la terra da sempre. Sorride. A un tratto mi chiede da dove arrivo. Non gli interessa realmente saperlo. Sembra piuttosto voglia farmi sapere il motivo del suo sorriso. Mi dice \u201cSa, Sasha ha partorito!&#8221;.<br \/>&#8220;Chi \u00e8 Sasha?&#8221;.<br \/>Mi guarda vergognandosi un po\u2019.<br \/>&#8220;La mia cagna&#8221;.<br \/>La sua immagine \u00e8 ancora l\u00ec, ancorata a questo mio Est Europa nebuloso sulla carta e chiarissimo nei percorsi della mia anima. Sapore di ferro e di cetrioli acidi sott&#8217;aceto. Palazzoni anonimi di periferia e vecchie che vendono fiori e patate ai bordi di qualche strada.<\/p>\n<h3>Est Europa: un luogo impreciso.<\/h3>\n<p>Non \u00e8 forse questo che, ai pi\u00f9, si affaccia alla mente quando si nomina quell&#8217;impreciso luogo che <a href=\"https:\/\/compagniaditurismoecultura.it\/viaggi-organizzati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" title=\"confina\">confina<\/a> con la Germania o l&#8217;Austria? Uno spazio ondivago, senza precisi confini. Dove le capitali (Bucarest Budapest) si confondono. Dove le lingue si assomigliano. Dove donne molto belle si sposano con uomini scialbi destinate a essere trascurate. Paesi sfortunati e monocolori, di uomini sfortunati e monocolori, in case sfortunate e monocolori.<br \/>Si nomina l&#8217;est e subito si pensa ai Gulag, ai campi di sterminio polacchi, alle pericolose strade che si inerpicano verso paesini medievali in un&#8217;Albania dove in linea di massima nessuno metter\u00e0 mai piede.<br \/>E poi la letteratura! Grovigli psicologici e onanismi intellettuali. Pagine melanconiche e struggenti poesie dei tempi di guerra.<\/p>\n<h3>Un violino che non d\u00e0 tregua.<\/h3>\n<p>E&#8217; vero. L&#8217;Europa dell&#8217;Est \u00e8 tutte queste cose. Ma \u00e8 anche altro. \u00c8 la faccia di quest&#8217;uomo con le mani rovinate che si commuove pensando alla sua cagna che ha avuto dei cuccioli.<br \/>L&#8217;Est \u00e8 una melodia in sottofondo costante. \u00c8 un violino che non d\u00e0 tregua alla fantasia e al cuore. \u00c8 una letteratura che costringe a porsi domande. \u00c8 un sogno di betulle e campi sterminati. L&#8217;Est \u00e8 sedersi in qualche parco e dare da mangiare ai piccioni. Guardare le nonne tornare a casa con le borse piene di cose. L&#8217;Est sono icone scure di fronte a cui ci si inginocchia con la testa avvolta in un foulard segnandosi tre volte almeno. L&#8217;Est sono cieli plumbei con fugaci stormi di uccelli migratori. Partite interminabili di scacchi per strada quando il freddo intirizzisce le dita e l&#8217;avversario non cede e mollare \u00e8 un disonore.<br \/>Tutto questo e molto altro \u00e8 il mio Est.<\/p>\n<h3>Il mio Est Europa.<\/h3>\n<p>Non ha un sapore, n\u00e9 un colore. Il mio Est \u00e8 fatto di poche note in bemolle. Parlata di vocali aperte. Teiere bianche con disegni di rose rosse. Il mio Est \u00e8 fatto di davanzali con piccole piantine di basilico. Soli malati che si fanno avanti a fatica nelle nebbie delle cortissime giornate invernali. Ci sono pianoforti vecchi e colbacchi consunti abbandonati su mobili all&#8217;ingresso delle abitazioni, nel mio Est. Ci sono austeri musei e sale di teatro stracolme. Ci sono pensiline arrugginite dove contadini vendono cuccioli e mele. E ci sono uomini barbuti che dipingono basiliche e cupole. Nel mio Est \u00e8 possibile che qualche ubriaco ti fermi per strada per recitare a memoria la poesia meno conosciuta del pi\u00f9 importante poeta nazionale. Qui tutti hanno una storia da raccontare e nessuno penser\u00e0 valga la pena farlo. Nessuno vuole voltarsi indietro. Perch\u00e9 fa male. Cos\u00ec si corre avanti, si beve vodka e si comprano fiori.<br \/>Certo per chi va oggi per la prima volta nell\u2019Est Europa queste immagini diranno ben poco.<br \/>I muri sono stati abbattuti e nuove bandiere sono state issate.<\/p>\n<h3>Le nuove bandiere.<\/h3>\n<p>Le targhe di Mc Donald occhieggiano a ogni angolo. Le ragazze ancheggiano su tacchi vertiginosi precariamente abbracciate a borsette di Louis Vuitton. I ragazzi ti sorpassano indifferenti a viso basso concentrati sullo schermo del proprio cellulare.<br \/>Del resto perch\u00e9 mai la modernit\u00e0 dovrebbe racchiudere in s\u00e9 la negazione della storia passata?<br \/>A Sarajevo fino a 20 anni fa non era un problema passeggiare tra una moschea, una chiesa ortodossa e una cattolica. Le sere estive prima di cena tutti si trovavano nel bel centro storico, per bere qualcosa o mangiare un gelato (il gusto era unico, ma non importava). Sarajevo \u00e8 stata devastata, piegata, lacerata. Poi ricostruita. Ed \u00e8 semplice capire come la sua popolazione voglia buttarsi alle spalle il passato. Avanti. Sempre avanti. Per non sbirciare, dalla porta chiusa alle spalle, e vedere brutture inenarrabili.<br \/>Cracovia \u00e8 bellissima. Lo \u00e8 sempre stata, ma ora lo \u00e8 in maniera sfacciata. Rinvigorita ha ricevuto indietro dalla storia le proprie credenziali nazionali. Questa \u00e8 Polonia. Qui si parla Polacco. Alla faccia di tutti i popoli che se ne sono arrogati la propriet\u00e0 nel passato. Alla faccia di imposizioni di fedi e lingue. La Polonia \u00e8 dei Polacchi. Avanti quindi. Sempre avanti.<br \/><a href=\"https:\/\/compagniaditurismoecultura.it\/tour-viaggio-organizzato-russia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" title=\"San Pietroburgo\">San Pietroburgo<\/a> \u00e8 una bellissima Fenice che si scrolla la cenere dalle piume. Il 900 \u00e8 stato il secolo del terrore per questa citt\u00e0 elegante. In queste strade eleganti si moriva di fame. Non mille anni fa. Solo a met\u00e0 del secolo scorso. Oggi ci sono limousine ovunque, negozi griffati, pasticcerie scintillanti, giovani donne vestite alla moda che parlano al cellulare. Avanti, avanti anche qui.<br \/>Di Mosca poi \u00e8 inutile parlare. Il centro storico \u00e8 un set cinematografico. I moscoviti affaristi e costantemente di corsa attraversano le loro piazze con mal celato orgoglio. Questa \u00e8 la Terza Roma. Questa \u00e8 la capitale della Santa Madre Russia. Tutto \u00e8 cambiato. Anche i nomi delle strade. Persino la Lubianka, sede del Kgb non fa pi\u00f9 paura. Perch\u00e9 dovrebbe? Oggi si chiama con il rassicurante titolo di Ministero di Pubblica Sicurezza e la statua del fondatore del Kgb che una volta troneggiava nel centro della piazza \u00e8 stata abbattuta. Ci sono i dollari e il petrolio. Ci sono i sogni e il gas della Siberia. Mosca padrona del mondo guarda avanti.<br \/>Ma ecco che, in questo scenario, io non riesco pi\u00f9 a collocare il mio amico dagli occhi azzurri.<br \/>So che c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<h3>Il mio amico dagli occhi azzurri.<\/h3>\n<p>\u00c8 nelle periferie di terre oltraggiate. Nelle chiese buie di qualche paese sperduto. Nelle sale meno frequentate di musei sconosciuti e pieni di storie.<br \/>Il mio amico vive in qualche moschea nei Balcani. \u00c8 l\u00ec, impegnato a sgranare un rosario e a pulire un tappeto.<br \/>E&#8217; seduto nei banchi in fondo alla chiesa, in qualche villaggio della Bucovina. La sua ombra ondeggia sulle pareti secolari dipinte con icone dagli occhi scuri e misericordiosi.<br \/>Il mio amico dagli occhi azzurri vive nelle sinfonie dei musicisti di queste terre o nei dipinti preziosi dei maestri della tela. Il mio amico \u00e8 l&#8217;anima vigorosa dei cori delle armate, il poderoso e umile sostegno della vita della semplice gente che da sempre, senza conoscere, definiamo &#8220;dell&#8217;Est&#8221;..<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un uomo canuto. Un uomo di settant&#8217;anni. Canuto. Se ne sta di fronte a me sulla poltrona logora del museo. Ha occhi di un azzurro chiarissimo. 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