{"id":1299,"date":"2021-01-28T18:43:36","date_gmt":"2021-01-28T17:43:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.compagniaditurismoecultura.it\/blog\/?p=1299"},"modified":"2021-07-07T10:59:02","modified_gmt":"2021-07-07T08:59:02","slug":"viaggio-nello-yunnan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.compagniaditurismoecultura.it\/blog\/viaggio-nello-yunnan\/","title":{"rendered":"Cina"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;Tour CTA &#038; Information Section&#8221; _builder_version=&#8221;3.22&#8243; custom_padding=&#8221;4px|0px|2px|0px|false|false&#8221;][et_pb_row column_structure=&#8221;1_2,1_2&#8243; admin_label=&#8221;Tour CTA &#038; Information Row&#8221; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; custom_padding=&#8221;||3px|||&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; custom_padding=&#8221;|||&#8221; custom_padding__hover=&#8221;|||&#8221;][et_pb_cta title=&#8221;Cina&#8221; button_url=&#8221;#TOP&#8221; 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Il bus viaggia a una velocit\u00e0 pazzesca. Io voglio scendere e suono continuamente il campanello di &#8220;richiesta fermata&#8221;, ma l&#8217;autista non accenna a frenare. E forse \u00e8 meglio. A ogni fermata che scorgo, decine, centinaia di persone sono in piedi in attesa. So che se il bus aprisse le porte io non riuscirei a scendere e sarei travolta dalla folla.<br \/> Non bastano le reali meraviglia di Pechino, di Shanghai o di Xian a farmi cambiare idea.<br \/> Ma nello Yunnan, al confine con la Birmania e con la regione autonoma del Tibet, ho proprio voluto andarci.<br \/> E vi dico: un viaggio nello Yunnan \u00e8 un viaggio che vale.<\/p>\n<h3>Lo Yunnan vale il viaggio.<\/h3>\n<p>Se \u00e8 vero che la bellezza sta negli occhi di chi guarda, qui \u00e8 impossibile non vederla.<br \/> E insieme alla bellezza si assapora la difficolt\u00e0 di capire e gestire una realt\u00e0 davvero lontana da noi. Qui per una volta non \u00e8 il paese che si adegua all&#8217;occidente turistico ma l&#8217;inverso. Un esempio per tutti: niente forchetta e coltello. Solo lunghe e smilze bacchette. Potete naturalmente portarvi da casa le stoviglie. La guida celermente pu\u00f2 procurarvene di plastica. Ma se vi volete cimentare un po&#8217; nell&#8217;arte gastronomica del paese, le bacchette sono un must con cui dovrete confrontarvi.<\/p>\n<h3>Tra l&#8217;incuriosito e il divertito.<\/h3>\n<p>Ora: mentre rincorrete i chicchi di riso nel piatto o lungo il bordo della scodella fate caso alla scena alle vostre spalle: ci sar\u00e0 sempre qualche cinese che osserva tra l\u2019incuriosito e il divertito. E sar\u00e0 inutile arrabbiarsi. Lui vi guarder\u00e0 imperturbato e silente senza svestirsi di un sorriso per nulla malizioso.<br \/> Comunque animo gente! Dopo vari tentativi anche l&#8217;arte di mangiare con le bacchette non avr\u00e0 segreti per voi! Scoprirete parti del vostro avambraccio che non pensavate di avere, e la capacit\u00e0 di muovere falangi e falangine al solo scopo di imbrigliare pezzettini di carne e spinaci dispettosi vi dar\u00e0 grosse soddisfazioni. Se i primi giorni avvicinerete la scodella alla faccia in modo da accorciare quanto possibile la distanza tra la pietanza e la vostra bocca, alla fine di un <a href=\"https:\/\/compagniaditurismoecultura.it\/viaggi-organizzati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" title=\"viaggio\">viaggio <\/a>nello Yunnan che ci crediate o meno vi esibirete baldanzosi in pesche prodigiose. In Italia i vostri amici vi guarderanno con stima quando al ristorante cinese esibirete tanta abilit\u00e0.<br \/> Peccato per\u00f2 che sarete cos\u00ec stufi della cucina orientale che per un po&#8217; ve ne terrete al largo preferendole pizze, agnolotti e sani brasati.<\/p>\n<h3>La cucina cinese \u00e8 un sottofondo alle meraviglie di questa regione.<\/h3>\n<p>Credetemi per\u00f2: la cucina sar\u00e0 un mero sottofondo superato e compensato dalle meraviglie di un viaggio nello Yunnan.<br \/> La capitale Kunming non \u00e8 particolarmente bella. Guide di 10 anni fa parlavano di 3 milioni di abitanti. Oggi pare che siano saliti a 6. La Cina non scherza. Procede incessantemente e ha la volont\u00e0 e l&#8217;orgoglio del lavoro. Se nel resto del paese l&#8217;etnia Han (la maggiore) ha l&#8217;obbligo del figlio unico, qui le minoranze etniche possono avere due figli. E non si fanno pregare a farli.<br \/> La prima parte del nostro viaggio si sviluppa verso ovest, verso i confini tibeto-birmani. Esiste una citt\u00e0 di nome Lijang, Patrimonio dell&#8217;Unesco, che vanta la visita di quasi 21 milioni di turisti in un anno.<br \/> Non \u00e8 un errore di battitura. 21 milioni di turisti. Un po&#8217; pi\u00f9 di Venezia. Io non l&#8217;avevo mai sentita nominare, ma assicuro che tutto questo movimento (il 97% di questa affluenza \u00e8 comunque composta da turismo interno cinese) \u00e8 pi\u00f9 che giustificato.<\/p>\n<h3>La Cina rurale.<\/h3>\n<p>Nella mia mente ho sempre pensato alla Cina rurale come piccoli borghi in pietra e legno. Pareti lavorate, tetti neri che ricordano scure canne di bamb\u00f9 in ordine vicine l&#8217;une alle altre, striscioni rossi a fianco delle porte come simboli propiziatori di salute e benessere.<br \/> Lijang \u00e8 questo e se possibile di pi\u00f9. E&#8217; attraversata da canaletti sormontati da circa 300 ponti. Lanterne rosse ondeggiano ovunque. Piccoli mulini a acqua fanno bella mostra di s\u00e9 sulle piazze e in mezzo agli incroci.<br \/> Ma non \u00e8 finita. Qui si concentrano tanti gruppi etnici che fanno bella mostra di s\u00e9 e dei propri colorati e decorati costumi in ogni ora del giorno e della notte. Eh s\u00ec, perch\u00e9 col calar delle tenebre tutti gli abitanti della cittadina (giovani e soprattutto meno giovani) si ritrovano nella piazza, accendono uno stereo gigante e si mettono a ballare in circolo.<br \/> \u00c8 il loro modo per tenersi in forma e trascorrere le ore divertendosi.<br \/> Il risultato \u00e8 entusiasmante.<br \/> Tutti conoscono a memoria i passi delle varie canzoni. Ritmicamente e senza sbagliare mossa si girano su se stessi, sollevano le braccia ora a destra ora a sinistra, due passi in l\u00e0, mezza giravolta in qua, e si torna indietro. Le signore pi\u00f9 anziane, si vede, sono le pi\u00f9 esperte. Sollevano i gonnelloni ricamati e lasciano svolazzare le mantelle al ritmo di note a met\u00e0 strada fra il rap e la musica nazional popolare cinese. Ci provo anche io. Il risultato \u00e8 pessimo.<br \/> Questi sono professionisti! Anche se sorridono al mio patetico tentativo di imitarli unendomi al gruppo, mi considerano sprovveduta e grottesca. Glielo leggo in viso.<br \/> A proposito di musica nazional popolare: qui a Lijnag assisto a un concerto davvero pittoresco. Il teatrino della citt\u00e0 \u00e8 piccolo ma curato, tutto in legno. Sul palco sono disposte in perfetto ordine sedie intagliate e strumenti usciti da una fiaba. Entrano gli artisti: il primo accompagnato da una signorina che lo tiene sottobraccio.<br \/> E&#8217; cieco. Sono certa non abbia meno di ottant&#8217;anni.<br \/> Il maestro, penso.<br \/> Poi arrivano gli altri. Una gara a chi \u00e8 pi\u00f9 anziano e tipico. Immaginatevi un raduno di vecchi e saggi seguaci di Confucio. Candide e lunghe barbe, baffi spioventi, zigomi segnati e occhi a fessura. Tutti rigorosamente con camicie di seta lucida a lavorazioni floreali nella pi\u00f9 rispettosa tradizione manifatturiera orientale.<br \/> Eccoli. Saranno 25. Forse 30. Uno pi\u00f9 vecchio dell&#8217;altro. Uno pi\u00f9 bello dell&#8217;altro.<br \/> Dirvi che la musica rapisca sarebbe disonesto. Dopo la prima mezz&#8217;ora l&#8217;istinto alla fuga \u00e8 fortissimo.<br \/> Ma solo guardare questo gruppetto di irriducibili, alcuni che sbadigliano (e non cercano neanche di nascondersi!) altri che socchiudono gli occhi a met\u00e0 strada tra la meditazione e il vero e proprio sonno, \u00e8 davvero uno spettacolo di altri tempi. Una fiaba cinese in cui ci si lascia cullare e in cui ci si perde nella speranza che a tanta apparenza corrisponda la blasonata saggezza orientale.<br \/> In fondo, guardandoli, si potrebbe pensare abbiano scoperto l&#8217;elisir di lunga vita.<\/p>\n<h3>Il paradiso perduto.<\/h3>\n<p>Risaliamo (anche di quota&#8230;fino ai 3.300 mt) e raggiungiamo Shangri-L\u00e0. Si, la citt\u00e0 mitica di Hilton, il paradiso perduto. In effetti il set per un&#8217;ideale ambientazione di un&#8217;esistenza idilliaca c&#8217;\u00e8. Montagne bellissime circondano la cittadina. Pascoli color senape digradano dolcemente qua e l\u00e0, disseminati di yak e capre. Le case dei tibetani sono belle: il legno esterno \u00e8 intagliato e molto decorato. Le pareti spesse, bianche, ricordano qualcosa della solida, pratica e semplice vita di montagna.<br \/> Questa gente pi\u00f9 che sorridere con le labbra lo fa con gli occhi. Sono scuri, scolpiti in un viso color mogano, solcato spesso da profonde rughe, avvezzo ai climi gelidi degli inverni e ai raggi cocenti del sole d&#8217;estate.<br \/> Sono lamaisti e ovunque si vedono piccoli stupa con bandierine svolazzanti. Piccoli brandelli di stoffa che sventolano mosse dal vento: sono le loro preghiere che portate dall\u2019aria raggiungono Buddha anche di notte quando non si prega ma si dorme.<br \/> La loro fede e la loro convinzione in una reincarnazione dell&#8217;anima \u00e8 ferrea, serena, inamovibile. Che abbiano ragione?<br \/> Non saprei. So solo che mentre li guardo penso che si tratti di gente integra. Sana. Non saprei descriverli diversamente.<\/p>\n<h3>Verso Laos e Vietnam.<\/h3>\n<p>La seconda parte del nostro viaggio ci porta verso est al confine con Laos e Vietnam. Ormai non riesco pi\u00f9 a distinguere un&#8217;etnia dall&#8217;altra. I vestiti sono coloratissimi, i copricapo uno diverso dall&#8217;altro, i calzari ricamati a mano si alternano a sandali e stivali. Anche i tratti del viso si sovrappongono e mi confondono. Alcuni hanno fisionomie simili ai mongoli. Altri hanno i tratti pi\u00f9 dolci che mi ricordano i thai. Ci sono bambini con il viso paffuto e altri dai lineamenti perfetti in stile vietnamita. Alcuni degli uomini indossano delle specie di colbacchi, altri fumano pipe ad acqua rannicchiati negli angoli. Un universo in continuo movimento dove anche le parlate si sommano e stemperano una dentro i suoni delle altre. La mia guida della capitale fatica a districarsi in mezzo a tutti questi dialetti. Me lo confessa un po&#8217; sconfortato.<br \/> La cosa pi\u00f9 spettacolare di questo posto sono per\u00f2 le risaie. I terrazzamenti, scavati con fatica, pazienza e sapienza dalle etnie Hani, solcano i ripidi pendii delle montagne. Dall&#8217;alto la vista ha qualcosa di irreale. Nuvole vanno e vengono alternando ai riflessi dell&#8217;acqua giochi di luce e di prospettive davvero insoliti. Questa sar\u00e0 l&#8217;immagine che porter\u00f2 nel cuore del mio viaggio in Yunnan. Insieme alla sensazione che in fondo, se esiste un posto dove tante etnie, tante religioni e lingue, tanti usi e tradizioni, possono e riescono a convivere, allora l\u2019orizzonte di Hilton, la sua Shangri-l\u00e0, non \u00e8 del tutto perduto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Io non amo la Cina. Il paese nel mio immaginario coincide con la sgradevole sensazione di essere stipata in un bus pieno di gente. Il bus viaggia a una velocit\u00e0 pazzesca. Io voglio scendere e suono continuamente il campanello di &#8220;richiesta fermata&#8221;, ma l&#8217;autista non accenna a frenare. E forse \u00e8 meglio. 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